Si inizia con il premesso di soggiorno. Poi dopo anni di lavoro e di studio, a volte anche con il matrimonio, si ottiene la cittadinanza italiana. Un percorso lungo al quale ambiscono tanti stranieri che scelgono l'Italia per vivere, ma che raggiungono in pochi. C'è chi dopo anni di lavoro, messo da parte un bel gruzzoletto che nel Paese d'origine può essere un patrimonio, se ne ritorna da dove è partito. I più, soprattutto chi ha i figli cresciuti nella nuova Patria, scelgono però di non andare più via. La fuga dall'Ucraina, la ripresa degli sbarchi dei barconi provenienti dall'Africa ripropone il tema dell'accoglienza e, di riflesso, dei nuovi cittadini. Magari qualcuno di questi tra una decina di anni farà come i 1.023 stranieri che, nel quinquennio 2016-2020, ha ottenuto la cittadinanza italiana per matrimonio o per residenza. Secondo i dati dell'ufficio centrale di statistica tanti sono i nuovi cittadini italiani residenti in provincia di Frosinone.

Nello stesso periodo, nel resto del Lazio, se ne contano 1.389 a Viterbo, 1.282 a Latina e 939 a Rieti. Roma, ovviamente, fa corsa a sé con 20.309 concessioni di cittadinanza italiana sulle 24.942 totali del Lazio. Nel 2020, in Ciociaria hanno acquisito la cittadinanza italiana 72 persone per matrimonio, 63 donne e 9 uomini, e 134 per residenza, in questo caso equamente distribuiti. Il totale di 206 vede le femmine a 130 e i maschi a 76. Rispetto al recente passato, l'anno con più acquisizioni di cittadinanza è stato il 2016. In quell'occasione 285 persone hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Sono 163 donne e 122 uomini. Rispetto all'anno precedente si notava un netto calo, dato che, nel 2015, i nuovi cittadini erano stati 401 con 205 donne e 196 uomini.

Il grosso, comunque, ottiene il passaporto per residenza: nel 2016 sono stati 212 (98 maschi e 114 femmine) contro i 322 dell'anno prima. Più o meno stabili i matrimoni che consentono di ottenere la cittadinanza italiana: 73 (con 65 donne) rispetto alle 79 (69 donne) di dodici mesi prima. Dando uno sguardo agli altri anni, si nota un altro calo nel 2017 con 192 cittadinanze (131 donne e 61 uomini), di cui 112 per residenza (59 donne e 53 uomini) e 80 per matrimonio (72 femmine e 8 maschi). Situazione stabile nel 2018 con 194 nuovi cittadini (141 donne e 53 uomini) di cui 101 per residenza (57 femmine e 44 maschi) e 93 per matrimonio (84 e 9 il conto sempre in favore del gentil sesso). Il penultimo anno della ricerca ha visto un'ulteriore contrazione con il dato più basso del periodo, 146 concessioni, così divise: 92 femmine e 54 maschi. Di queste 94 sono per residenza con equa distribuzione tra i due sessi e 52 per matrimonio con 45 donne e appena 7 uomini.

Nei prossimi si attende però una ripresa, essendo pendenti le domande presentate negli anni 2017-18 che sono parecchie. Nel 2020 le prime dieci province italiane per numero di cittadinanze concesse sono tutte del Centro-Nord. Il primato spetta a Milano con 9.532 nuove acquisizioni, al secondo posto Brescia con 4.801 e al terzo Torino con 4.627. Quindi, fuori dal podio Roma con 4.016. A scendere Modena con 2.769, Vicenza con 2.767, Firenze con 2.479, Bologna con 2.332, Bergamo con 2.313 e Venezia con 2.217. La Lombardia registra il 26,83% delle nuove cittadinanze, l'Emilia Romagna il 12,50%, il Veneto l'11,68%, il Piemonte l'8,62%, la Toscana l'8,11% e il Lazio il 5,67%. Fanalino di coda il Molise con lo 0,16%.

A livello nazionale le principali comunità che ottengono il passaporto italiano sono gli albanesi con 17.793, i marocchini con 10.793, i romeni con 7.995, i bangladesi con 5.000 e i moldavi con 3.601. Da segnalare che nel 2020 sono divenuti italiani 2.418 ucraini. Nell'ultimo anno a trainare la crescita sono stati gli asiatici con un più 75,29% sul 2019. Crollano gli oceanici (-60,90%), giù anche americani (-13,61%) ed europei (-6,03%), mentre gli africani segnano un più 7,33%.

In Ciociaria i nuovi cittadini sono per la metà albanesi, per un 30% marocchini e per un 10% romeni, a seguire le altre nazionalità. Per ottenere la cittadinanza italiana la pratica può durare tra i 3 e i 4 anni. Servono documenti dal paese d'origine, tra i quali il certificato penali, carte che possono arrivare anche a costare 2.000 euro. Gli extracomunitari non in possesso della carta di soggiorno Ue debbono sostenere un esame di lingua e cultura italiana, B1. E non è semplice passarlo, soprattutto per chi ha una bassa scolarizzazione. L'ultimo esame sostenuto a Frosinone su 23 iscritti ha visto solo 3 promozioni. Tra l'altro chi ha ottenuto la cittadinanza italiana lo scorso anno potrà votare alle amministrative e ai referendum. In molti, però, segnalano la mancata consegna del certificato elettorale.