Si cerca nel Dna per chiudere il cerchio sull'omicidio di Romina De Cesare. Per l'assassinio della ragazza di origine molisana, avvenuto in un appartamento di via del Plebiscito, è stato arrestato il suo ex fidanzato Pietro Ialongo, anch'egli di origini molisane con il quale condivideva la casa nel centro storico di Frosinone.
Ieri davanti al gip Antonello Bracaglia Morante, alla presenza del pubblico ministero Barbara Trotta, titolare del fascicolo, è avvenuto il conferimento dell'incarico per un doppio incidente probatorio.

Uno al maggiore dei carabinieri del Ris Cesare Rapone.
L'ufficiale tornerà sulla scena del crimine e cercherà di ricostruire, nei limiti del possibile, la dinamica e dunque quanto accaduto nell'appartamento ancora sotto sequestro. Si tratterà di estrapolare il Dna dalle tracce biologiche presenti all'interno dell'appartamento, che i due ex fidanzati condividevano, sui loro vestiti nonché sull'automobile, intestata a Romina, che Ialongo aveva utilizzato, lo scorso 3 maggio, per andare fino a Sabaudia dove poi era stato bloccato dai carabinieri, quasi nello stesso tempo in cui gli agenti della questura di Frosinone intervenivano in via del Plebiscito su segnalazione del nuovo fidanzato della ragazza che non riusciva più a mettersi in contatto con la donna.

L'altro incidente probatorio, invece, riguarda l'analisi, da parte di un esperto informatico, dei contenuti di tutti gli apparecchi telefonici sequestrati nel corso dell'indagine. L'obiettivo è verificare se ci siano messaggi utili per ricostruire i perché dell'omicidio. Subito dopo la scoperta del cadavere di Romina, è partita l'indagine condotta dalla squadra mobile di Frosinone. Sul luogo dell'omicidio era arrivata poi anche la polizia scientifica di Roma per i rilievi nell'appartamento. Sul posto anche il procuratore Antonio Guerriero con il sostituto Barbara Trotta, titolare dell'indagine, il questore Domenico Condello e il dirigente della squadra mobile Flavio Genovesi.

Nel frattempo, i carabinieri che avevano fermato in stato confusionale Ialongo, il quale dichiarava di aver tentato di uccidersi più volte quella notte, Gli agenti della polizia il giorno della scoperta dell'omicidio in via del Plebiscito eseguivano la misura a carico dell'uomo. Sottoposto la notte stessa a un lungo interrogatorio, davanti ai pm di Latina e Frosinone, Ialongo ha confessato il delitto. Ha sostenuto di aver prima cercato di strangolare la ragazza e poi, dato che respirava ancora, di averla pugnalata con il coltello che Romina le aveva regalato a Parigi nel periodo che la coppia aveva trascorso in Francia.

Nel secondo interrogatorio, invece, Ialongo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel frattempo, l'avvocato Vincenzo Mercolino, che assiste Pietro Ialongo, ha presentato due ricorsi al tribunale del Riesame contro le misure restrittive adottate, prima dal gip di Latina e poi da quello di Frosinone, competente per territorio, che aveva venti giorni per procedere. Il primo ricorso, infatti, è stato depositato il giorno precedente l'adozione della seconda ordinanza.