Abilitazione per la qualifica di docente conseguita in Romania, si entra nel merito. Una prima sentenza, dopo le precedenti ordinanze cautelari, ha aperto la porta ai ricorrenti per l'ingresso in classe: le abilitazioni devono considerarsi valide. Un passaggio che porterà di fatto al riconoscimento del titolo e, quindi, allo scioglimento della riserva. Già le precedenti ordinanze del Consiglio di Stato avevano aperto alla possibilità di ritenere valide quelle conseguite in Romania. L'ordinanza dello scorso aprile (quella della Settima sezione del Consiglio di Stato), ad esempio, era stata davvero apripista in tal senso, "passando la palla" quindi al Ministero chiamato a vagliare le diverse posizioni e richieste dei docenti. E tra i ricorrenti, lo ricordiamo, c'erano anche alcuni professionisti di Cassino. Il Consiglio di Stato aveva accolto i ricorsi presentati dagli insegnanti che si sono affidati allo studio degli avvocati Paolo Zinzi e Antonio Rosario Bongarzone ed era attesa la decisione nel merito.

Nel dettaglio
Prendendo in esame uno dei ricorsi proposti molto simili tra loro era emerso, ad esempio, come il ministero dell'Istruzione sull'abilitazione all'insegnamento conseguita in Romania ai fini dell'esercizio in Italia della professione di insegnante di sostegno aveva rigettato la domanda (provvedimento dell'ottobre 2021) sulla base di due ragioni: la mancanza dell'attestazione del ministero rumeno, considerata «unico attestato ufficiale»; la distinzione tra le competenze: il ministero dell'Istruzione è competente per il riconoscimento delle abilitazioni all'insegnamento conseguite all'estero, mentre il riconoscimento dei titoli di specializzazione «è attratto nell'alveo delle competenze del ministero dell'Università e della ricerca».

Il ricorrente, come molti altri insegnanti, ha impugnato il provvedimento sotto diversi profili: eccesso di potere per travisamento e violazione della legge. E in giudizio si sono costituiti entrambi i Ministeri. Per il Tar il ricorso dell'insegnate è fondato perché deve ritenersi «in primo luogo che la mancanza dell'attestazione dell'autorità rumena comprovante la possibilità di esercitare la professione di insegnante di sostegno in Romania non sia di per sé ostativa al richiesto riconoscimento». Inoltre, secondo la giurisprudenza europea, qualora l'esame comparativo dei titoli accerti che «le conoscenze e le qualifiche attestate dal titolo straniero corrispondono a quelle richieste dalle disposizioni nazionali, lo Stato membro ospitante è tenuto a riconoscere che tale titolo soddisfa le condizioni da queste imposte.

Se, invece, a seguito ditale confronto emerge una corrispondenza solo parziale tra tali conoscenze e qualifiche, questo Stato membro si legge nella sentenza ha il diritto di pretendere che l'interessato dimostri di aver maturato le conoscenze e le qualifiche mancanti».
Pertanto, «anche ove non risulti che il titolo di formazione conseguito dal ricorrente gli consente di svolgere l'attività di insegnante di sostegno in Romania, l'amministrazione è comunque tenuta a prendere in considerazione il titolo medesimo al fine di consentire l'accesso alla professione in Italia, verificando se vi sia corrispondenza tra la formazione svolta è quella richiesta dalla normativa nazionale e pretendendo eventualmente la dimostrazione delle conoscenze e delle qualifiche mancanti o imponendo misure compensative». Ora si attende il pronunciamento del Tar nei confronti di molti altri ricorrenti.