Inchiesta sul voto di scambio a Cassino, attesa per gli interrogatori di alcuni dei coinvolti. Le difese hanno infatti chiesto, nei venti giorni previsti dalla legge dopo la chiusura delle indagini, che i loro assistiti fossero ascoltati. E probabilmente già nella prossima settimana la procura potrebbe delegare l'attività alla polizia giudiziaria. Nelle ultime ore la fissazione dell'udienza per i tre imputati chiamati a rispondere delle contestazioni legate alle presunte firme false: il secondo dei filoni aperti dopo la tornata elettorale del maggio del 2019.

Due, infatti, le inchieste maturate nello stesso periodo e nella medesima compagine, incentrate su due ipotesi differenti. Accanto alle presunte firme false che hanno coinvolto l'ex consigliere provinciale e consigliere comunale Alessandra Sardellitti, Giovanni Argentino e Salvatore Luciano per ipotesi differenti (citati in aula il prossimo 23 gennaio) il troncone d'indagine principale.
Con cinque persone finite nel registro degli indagati per voto di scambio. Alcune delle quali ora hanno chiesto di essere ascoltate.

Tutto era partito dalla diffusione nel mese di luglio del 2020 su "Tanfuk" di un video nel quale una donna, candidata consigliere alle amministrative del 2019 per l'elezione del sindaco e del consiglio comunale di Cassino, raccontava che uno dei candidati della sua lista poi eletto consigliere comunale le aveva promesso un posto di lavoro se l'avesse aiutato a ottenere un congruo numero di voti di preferenza. Non solo.

La donna hanno spiegano gli inquirenti avrebbe anche fotografato la sua scheda elettorale come "prova".
Ma, sedotta e abbandonata dalle lusinghe elettorali, aveva vuotato il sacco. Quindi l'apertura delle indagini affidate dai sostituti Bulgarini Nomi e De Franco alla Squadra Informativa del Commissariato di Cassino. E lo "sdoppiamento" delle inchieste.