Bacio "rubato", un settantenne, ex dipendente del Cudari, è stato rinviato ieri pomeriggio a giudizio con l'accusa di violenza sessuale. Il processo a carico di Vittorio Soave avrà inizio il prossimo 15 novembre: in quella sede, assistito dall'avvocato Gabriele Picano, potrà dimostrare tutta la sua estraneità ai fatti contestati. Molto delicata la vicenda del bacio "rubato" a una studentessa da parte dell'ex dipendente del Centro universitario diversamente abili ricerca e innovazione dell'Università di Cassino.

Dopo le dichiarazioni della studentessa operatrice Cudari l'ex dipendente era finito nella delicata indagine insieme a Rossella Tomassoni, presidente del Cudari; Maurizio Ottaviani, direttore dell'Aipes e dell'allora rettore Giovanni Betta: tutti per omessa denuncia.
Tutte posizioni stralciate. E poi archiviate. La studentessa avrebbe raccontato, a distanza di qualche mese dall'episodio che si sarebbe verificato nel novembre 2019, di un bacio "rubato" in un corridoio.

Ma i filoni aperti dalla Squadra Mobile, coordinata dal dottor Flavio Genovesi, in realtà sono stati due: quello relativo alla presunta violenza sessuale (il bacio) e quello legato a presunte vessazioni in ragione della sua posizione verso altre due ragazze residenti nel Cassinate, sempre operatrici Cudari, amiche della studentessa. Per le ragazze si sarebbe registrata l'impossibilità di usufruire di regolari pause per pranzare, per un caffè o semplicemente per rifocillarsi durante lo svolgimento delle attività, ma anche difficoltà nell'organizzazione dei turni che non avrebbero tenuto conto sempre in base alle accuse di richieste o particolari esigenze.

L'avvocato dell'ex dipendente universitario, Gabriele Picano, aveva sin da subito depositato in procura la richiesta di interrogatorio per l'indagato, per poter dimostrare la totale estraneità ai fatti contestati del suo assistito, accuse che l'ex dipendente continua a negare con forza. Ieri il rinvio a giudizio e la fissazione del processo a novembre: in quella sede sarà possibile per l'imputato dimostrare le proprie ragioni.