Don Germano Savelli, che fu rettore del collegio di Montecassino per oltre un quindicennio, è scomparso a Veroli ieri mattina alle 7 dopo lunga malattia. Nato a Terelle il 17 giugno 1930, don Germano il cui nome civile era Angelo venne a Montecassino nel 1942, frequentando come alunno la scuola abbaziale, e vivendo poi le vicende della seconda guerra mondiale che per Montecassino sfociarono nel bombardamento del 15 febbraio 1944. Inviato quindi al seminario di Sessa Aurunca per proseguire gli studi regolari, fu poi novizio nel monastero della SS. Trinità di Cava de' Tirreni.

Dopo aver emesso la professione monastica a Montecassino il 13 novembre 1952, poté compiere gli studi di teologia nello stesso monastero cavense, e il 2 luglio 1956 fu ordinato sacerdote a Montecassino dal vescovo mons. Cesario D'Amato, abate di S.
Paolo fuori le mura a Roma e Presidente della Congregazione Cassinese. Dapprima vice-maestro degli alunni nonché insegnante di italiano e latino nella scuola media del seminario di Montecassino, dall'autunno del 1962 fu vice rettore del seminario, quindi dal 1971 vice-rettore del collegio, di cui poi dal 1975 al 1991 fu rettore, esercitando quest'ufficio con grande senso di responsabilità e un esemplare stile di vita che tanti collegiali hanno apprezzato nel corso della loro esperienza di studenti e di convittori.

Negli ultimi anni della sua vita don Germano aveva svolto anche il compito di penitenziere nella basilica cassinese. La sua memoria resta in benedizione per la coerente testimonianza della sua vita di monaco e di sacerdote. «Ho passato 4 anni della mia vita a studiare a Montecassino ha raccontato Remo Fiorentino quando c'era il collegio. Avevo un rettore che ho odiato con tutte le mie forze, severo, inflessibile, faceva paura con quella voce cupa e profonda. Ma io ero il più indisciplinato, quello che creava i problemi maggiori, mi sopportava solo perché nelle sue materie ero il primo della classe, e come altri prima di lui (suor Agostina, mio padre, mia madre) cercava di far combaciare la mia attitudine allo studio con un minimo di tranquillità. Nel corso degli anni, ho avuto modo di capire ed apprezzare quei sui comportamenti dispotici e severi, e infine ho capito che quella figura è stata importante per la mia crescita culturale».