La stazione ferroviaria sulla linea ad alta velocità prevista alla periferia di Frosinone in territorio di Supino si farà oppure no? Secondo la Regione Lazio sì, anche se nelle risposte non viene indicato un orizzonte temporale né certo, né di massima. Il dibattito, con uno scontro politico molto forte, si è acceso all'indomani della divulgazione del piano industriale di Ferrovie dello Stato, che prevede un programma di investimenti, per il periodo 2022-2031, di 190 miliardi euro (il 2-3% del Pil nazionale) per tutto il Paese e di oltre 16 solamente per il Lazio.

Corposo l'elenco di interventi citati, quasi tutti incentrati su Roma, anche se non si fa alcuna menzione della futura stazione che dovrebbe sorgere sulla linea ad alta velocità alla periferia del capoluogo. Ad onor del vero, bisogna dire che Fs mai ha detto che le stazione non si sarebbe fatta o che il progetto fosse stato congelato, ma il fatto di non averlo riportato esplicitamente (in via informale è stato ribadito che la fermata è confermata) ha alimentato i dubbi di tanti. L'assessore regionale alla mobilità e ai trasporti, Mauro Alessandri, ieri mattina, si è affrettato a chiarire che «il progetto che riguarda la stazione di Ferentino è stato ed è ancora un obiettivo della nostra giunta. Siamo infatti a lavoro con Ferrovie dello Stato sul progetto di fattibilità per trasformare quella di Supino - Ferentino in una fermata per l'Alta Velocità e abbiamo anche investito risorse consistenti per continuare la sperimentazione per il resto dell'anno.

È chiaro a tutti che si tratta di un'opera strategica di grande importanza, la cui realizzazione avrebbe ripercussioni positive e sicure sull'economia e sul tessuto commerciale dell'intera Ciociaria e del Lazio, considerata la sua ubicazione. L'area interessata dal collegamento possiede, infatti, forti potenzialità anche in termini di turismo e sviluppo industriale, per questo la Regione è al tavolo con Fs, con i sindaci e le amministrazioni delle zone coinvolte per poter investire, ancora e al meglio, su questo progetto e soprattutto per vederlo realizzato nei tempi necessari».

Un concetto ribadito dal consigliere regionale Buschini nel convegno di ieri a Villa Ecetra, "Lazio 2013-2023", dicendo anche di avere una copia del protocollo d'intesa firmato tra Regione ed Fs. Si diceva dei tempi. Uno dei nodi gordiani della vicenda. Il progetto della stazione Tav è stato inserito dalla Regione nella linea strategica 1 (Modernizzazione del Paese) nell'ambito del piano "Next Generation Lazio" finanziato con i fondi del Pnrr. L'investimento previsto, così come riportato nelle schede tecniche, è di circa 80 milioni di euro. Un progetto che, nelle intenzioni, si pone l'obiettivo del miglioramento dell'accessibilità al territorio mediante l'accesso diretto alla rete ad alta velocità Napoli-Torino e della conseguente riduzione dei tempi di percorrenza rispetto all'auto di 50 minuti da Frosinone verso Roma e di 80 minuti dal capoluogo ciociaro verso Napoli, determinando uno "shift modale" gomma-ferro del 10%.

L'intervento è finalizzato a favorire la sostituzione tra automobile (118 grammi di Co2 per chilometro) ed uso del treno (42 grammi di Co2 per chilometro), contribuendo positivamente agli obiettivi di transizione ecologica e risultando coerente con il principio "do not harm" nei sei domini (mitigazione dei cambiamenti climatici; adattamento ai cambiamenti climatici; uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; transizione verso un'economia circolare; prevenzione e riduzione dell'inquinamento; protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi) ex articolo 9 Regolamento (UE) 2020/852.

In più, sempre nelle intenzioni, si potrebbe centrare l'obiettivo del miglioramento del servizio di medio-lunga percorrenza viaggiatori da e per la regione Lazio che andrebbe integrato con il contratto di servizio della Regione Lazio (gestore attuale Trenitalia), e che si sposerebbe bene con il programma di ammodernamento delle stazioni della Rete Ferroviaria Regionale. L'opera si configura come stazione "passante", così come viene definita in gergo tecnico, perché sorgerebbe sull'attuale linea ad alta velocità e non necessiterebbe dello switch sulla linea "vecchia"e permetterebbe di recuperare quei 18-21 minuti che si perdono in prima battuta, quando i treni ad alta velocità fermano a Frosinone e a Cassino.

L'infrastruttura, che verrebbe costruita a 800 metri dal casello autostradale di Ferentino e a meno dieci chilometri da quello di Frosinone, verrebbe dotata di un nodo di scambio gomma-ferro. Un punto strategico anche per il traffico commerciale e uno snodo fondamentale perché guarda naturalmente al Tirreno,al litorale pontino e al porto di Gaeta. Tempi di realizzazione? Qui la scheda tecnica è molto generica, indicando più di un lustro (2021-2026) come lasso temporale di riferimento. Un'incertezza che fa pendant con le informazioni di queste ore, con le dichiarazioni poco più che generiche della Regione e che ha portato Antonello Antonellis, dalla federazione provinciale di "Azione", a dire, ad esempio, che «sembrava che dovessimo vivere, in provincia di Frosinone, ad un nuovo "Rinasci - mento ferroviario" stante alle inaugurazioni, tagli di nastro, conferenza stampa, dichiarazioni di stampa.

Le migliaia di cittadini ciociari che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare, a scuola, per necessità varie, avevano sperato in un salto di qualità dei servizi, delle opportunità. Non diciamo dell'Alta Velocità, un contentino di due corse giornaliere, ma un servizio regionale più rapido per Roma e Napoli. Niente di tutto questo nei 16 miliardi di euro del Piano d'Investimento della Ferrovie dello Stato 2022-2031 per la Regione Lazio. Sono previsti interventi importanti in tutte le zone del territorio regionale,la provincia di Frosinone non viene menzionata. E le nuove stazioni previste tra Cassino, Roccasecca, Frosinone, Ferentino? E l'Alta Velocità che fine farà? E la riduzione dei tempi di percorrenza sulla tratta Cassino-Frosinone-Roma dove sta?

Questo Piano, penalizzante per la nostra provincia, rappresenta lo specchio negativo di tutte le promesse, delle inaugurazioni, dei convegni. È un passo indietro che segnerà negativamente il futuro del Frusinate, già molto indietro rispetto altre province. Effetto immediato sarà la ricaduta nel settore produttivo, con le aziende del territorio ulteriormente penalizzate per la logistica. Ma anche per le comunità»