Al processo per le autorizzazioni integrate ambientali date dalla Provincia, la difesa chiama a testimoniare l'ex prefetto di Frosinone Eugenio Soldà. Quest'ultimo si limita ad accennare all'attività di mediazione svolta dall'ufficio di piazza Libertà. L'avvocato Sandro Salera, che difende l'ex commissario della Provincia Giuseppe Patrizi, chiede all'ex prefetto se, ad aprile del 2013, Confindustria e il presidente della commissione regionale alle attività produttive chiesero alla prefettura di intervenire sui ritardi nel rilascio delle Aia. Soldà afferma che, in queste circostanze, «il prefetto convoca tutte le parti. La riunione è stata tenuta da una collega.
Ricordo che la questione riguardava la Provincia. Personalmente non me ne sono occupato. In questo territorio abbiamo avuto parecchie mediazioni».

Dopo il prefetto, è stato sentito un altro teste della difesa, il chimico Felice Rea chiamato a riferire sui camini della società Modenese. Che specifica: «Le emissioni sono risultate sempre a norma, la contestazione riguardava posizioni e altezza dei camini.
Quando poi sono stati modificati i camini su richiesta della forestale, non sono risultati valori diversi». A seguire, esaminato l'ingegner Andrea Gasperetti sulla posizione della Acs Dobfar. All'avvocato Varischi spiega: «Mi occupo della problematica delle acque di scarico e dei fanghi da 25 anni. In tempi diversi ho seguito l'evoluzione del depuratore aziendale. L'impianto è predisposto pertrattare le acque e poter avere risultati conformi agli standard per acqua e fango».

L'ingegnere precisa che «il fango di sughero prodotto e smaltito è tipicamente biologico assimilabile al civile.
È classificato come fango espandibile su suolo verde.
Viene fatto un trattamento integrativo con aria compressa con aggiunta di calce per innalzarne il ph e bloccare il processo fermentativo». Il teste accenna al periodo di sospensione dell'autorizzazione alla Acs Dobfar con i fanghi smaltiti in provincia di Pavia: «Il fango è stato riconosciuto dalla stessa società di Pavia che lo trattava come espandibile e amnendante del suolo agricolo». Quindi continua: «L'impianto di depurazione, pur essendo industriale, è del tutto simile a un impianto di depurazione civile. È un impianto di tipo biologico, il fango era innocuo. Se si prendono le analisi sono tutte al di sotto del livello di rilevamento.
Non c'era il rischio di inquinare il suolo con metalli pesanti».

Alla parte civile, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Dell'Aver sano per l'ingegner Fraioli, che chiede della sospensione della Provincia dell'autorizzazione allo spandimento dei fanghi il teste risponde così: «L'azienda ha dovuto decidere uno sbocco diverso».
Poi chiude ribadendo che «c'è stato un aumento nel tempo della produzione e anche degli scarichi. Ma il fango era sempre quello, non è cambiata la qualità della lavorazione». Sotto accusa 18 tra dirigenti, amministratori e imprenditori per i reati che vanno dall'abuso d'ufficio all'usurpazione di funzione pubblica fino alla corruzione. Sono difesi dagli avvocati Sandro Salera, Nadia Patrizi, Domenico Marzi, Fonderico, Tony Ceccarelli, Marco Pizzutelli, Paola Pagliarella, Giampiero Quadrini, Vincenzo Galassi, Federico Pezzani, Maria Binda, Antonio Mucciarelli, Pierluigi Varischi, Fabio Re Ferrè, Luigi Plati, Angela Caprio, Fernando Picchi e Angelo Testa. Parti civili l'ex dirigente all'Ambiente Angelo Fraioli, la Provincia e l'associazione Tolerus di Ceccano attraverso gli avvocati Giuseppe Dell'Aversano, Daniele Colasanti e Chiara Masi.