Inchiesta sul depuratore consortile di Ceccano, si è avvalso della facoltà di non rispondere Rota. Ieri era in programma l'interrogatorio di garanzia del secondo dei due arrestati nell'operazione coordinata dalla Dda di Roma e condotta dai carabinieri forestali. La scorsa settimana è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del romano Roberto Orasi, 51 anni, ex responsabile dell'area tecnica di AeA la società che gestisce il depuratore consortile di Colle San Paolo, a sua volta sequestrata come l'impianto, e ai domiciliari per Amedeo Rota, 51, di Pofi, ex responsabile degli impianti gestiti da AeA.

Rota, difeso dall'avvocato Giorgio Igliozzi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. È stata però depositata una documentazione a comprova del fatto che Rota, come anche Orasi, non lavora più da tempo per AeA.
Sulla base degli accertamenti condotti dal Nipaaf, sono contestati due reati, il traffico illecito di rifiuti per la gestione di ingenti quantità di fanghi di depurazione in mancanza di adeguato trattamento. Per l'accusa i fanghi finivano direttamente in discarica.

L'altra contestazione è di inquinamento ambientale per il superamento dei limiti tabellari dello scarico del depuratore Asi e per la presenza di scarichi anomali. Secondo la Dda, sarebbero stati immessi nel Sacco «scarichi contenenti sostanze inquinanti, così determinando un deterioramento significativo». Secondo la ricostruzione dei forestali l'aver smaltito come non pericolosi rifiuti da trattare come pericolosi avrebbe consentito un abbattimento dei costi di smaltimento.