La foto del lager di Auschwitz e la frase "a mio parere l'unico centro di accoglienza per migranti". Un post su Facebook che rischia di costare caro a un frusinate di 32 anni. Preso dalla foga di voler contestare la politica italiana sull'accoglienza dei migranti si è lasciato prendere la mano e ha scritto e ha condiviso diversi post violenti che rischiano di costargli caro. L'uomo è finito a processo davanti al giudice monocratico del tribunale di Frosinone. Gli è contestata una serie di condivisioni di post a contenuto razzista e fascista contro gli immigrati e il sistema dell'accoglienza, ma anche contro una ex consigliera del Comune di Milano Sumaya Abdel Qader, che poi materialmente ha presentato una querela. Ma nei suo telefoni e tablet sequestrati ci sono dei post contro il Papa, l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, l'ex presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini nonché alcuni riferimenti ai campi di sterminio e a Hitler.

Contestata pure l'aggravante dell'odio razziale.
L'uomo, in pratica, sul suo profilo Facebook ha condiviso oltre all'immagine del campo di concentramento di Auschwitz con il riferimento ai migranti, altre notizie di arresti di persone di colore con commenti giudicati razzisti, immagini di saluti fascisti, foto di Hitler, scritte inneggianti ai forni crematori e allo sterminio degli ebrei, frasi contro Obama e il Papa.
Ma soprattutto è finito nei guai per un manifesto elettorale della politica milanese Sumaya Abdel Qader del Pd con lo slogan "Milano guarda avanti". In modo particolare, nel 2017, l'ex consigliera comunale di Milano venne persa di mira dal frusinate che condivise un post con il manifesto elettorale della politica e la scritta "che posano i milanesi impiccarsi in piazza Duomo". La donna ha fatto denuncia e così si è risaliti al profilo del trentaduenne frusinate che ora è finito davanti al giudice monocratico del tribunale di Frosinone Fiammetta Palmieri.

Di fronte al magistrato, l'imputato, difeso dall'avvocato Anna Maria Buttarazzi, ha chiesto la messa alla prova.
Una richiesta alla quale non si è opposta la persona offesa. Tuttavia, Abdel Qader ha fatto pervenire al tribunale di Frosinone una lettera nella quale si dice offesa nell'onore e nel decoro dalle espressioni usate o comunque condivise contro di lei dal ciociaro. La consigliera ha ribadito che lei è nata in Italia, a Perugia, e si sente italiana a tutti gli effetti. Al giudice ha spiegato di non volersi costituire parte civile nel processo contro il frusinate, pur avendone la facoltà, ma ha preteso dal frusinate delle scuse formale. A quel punto il giudice per dare il via libera alla messa alla prova dell'imputato ha posto tre condizioni.

La prima è di presentare delle formali scuse alla consigliera milanese su Facebook, ovvero sullo stesso social nel quale è stata presa di mira. La seconda di svolgere lavori di pubblica utilità preso un'associazione che si occupa dell'accoglienza dei migranti. La terza di effettuare una donazione simbolica sempre in favore di un'associazione impegnata nell'accoglienza dei profughi. Sulla messa alla prova si deciderà nella prossima udienza, già fissata per il 19 luglio davanti al tribunale di Frosinone. Intanto, il frusinate, travolto dal clamore della vicenda, si dice pentito di quanto accaduto.