«L'intenzione di sospendere il decreto di perimetrazione del Sin "Bacino del fiume Sacco", comunicata del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti all'assemblea generale di Unindustria ci preoccupa. Ceprano conserva intatti i suoi eco-mostri e di fatto i rischi permangono. Che cosa fa intanto l'Amministrazione comunale? Aspetta in silenzio forse che i cepranesi restino incatenati fra i cimiteri di veleni del centro e della periferia?». Lo afferma l'ex sindaco Gianni Sorge, che di fronte alla ventilata sospensione del decreto di perimetrazione del Sin "Bacino del fiume Sacco", preoccupato, si domanda se una reazione ci sia al rischio che la parola d'ordine dell'attuale Amministrazione, ovvero l'ambiente, diventi un bluff.

«Il disastro ambientale è compiuto e i cepranesi ne hanno pagato le conseguenze - sottolinea Sorge - e ancora le stanno pagando e così sarà fino a quando non si procederà con le bonifiche e non si rimuoveranno i veleni tombati o non si eliminerà l'amianto sito in pieno centro. E se la burocrazia procede a rilento e le procedure che dovrebbero essere urgenti si realizzano in tempi biblici.
A chi si vogliono dare le colpe? Ai cittadini forse? Ma chi gestisce le procedure? Mi domando - prosegue l'ex sindaco - se gli amministratori tanto attenti all'ambiente si siano attivati o se intendono assistere inermi alla fine di un iter di fatto mai avviato. Sento parlare di ridefinizione, in poco tempo, dei parametri legati al Sin e di sblocco delle procedure. Ma oggi ci si accorge dei tempi e della burocrazia? Riapriamo un'altra pratica biblica e poi la revisioniamo perchè non è andata avanti in tempi congrui? Tutto questo riflette Sorge non fa bene ai cepranesi e soprattutto non rimuove le situazioni che avevano carattere urgente. Il territorio permane avvelenato e le grandi conquiste in nome della salvaguardia ambientale e della tutela della salute pubblica in un attimo si vanificano. Intanto, i cepranesi respirano aria inquinata, non possono utilizzare i pozzi e non sanno ancora quali veleni sono sepolti in aree non lontane dalle abitazioni. E mentre associazioni e sostenitori dell'ambiente si mobilitano - conclude - a Villa Carducci regna il silenzio».