«No. Non conosco Rainone. Mai conosciuto. E non ho mai messo bocca nella scelta dei manager. La politica locale tende a valorizzare i professionisti locali». Il bignami dell'audizione dell'Assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato nel processo per lo scandalo dei concorsi della Asl (in cui erano previsti posti per quella frusinate) è raccolto in questo perimetro. In meno di un'ora ha parlato di una serie di argomenti oggetto delle accuse: dai messaggi ricevuti sul cellulare dall'ex parlamentare e segretario del Pd Claudio Moscardelli, alle riunioni istituzionali, ai primi spifferi sulle singolari modalità dei concorsi finiti sotto inchiesta.

La deposizione di D'Amato è stata molto asciutta. Le mani sempre sul tavolo, non ha mai gesticolato e ha parlato per 55 minuti: «Una volta che ho saputo tramite la stampa e i sindacati che c'era qualcosa che non andava nei concorsi, è stato chiesto alle aziende di fare delle opportune verifiche». Quando il pubblico ministero Valerio De Luca domanda se D'Amato conosceva uno degli imputati e cioè l'ex dirigente della Asl Claudio Rainone, la risposta è secca e ripete due volte la parola mai: «Non l'ho mai conosciuto e non ho mai avuto modo di incontrarlo».

C'è una circostanza che D'Amato ricorda bene, relativa ad una presunta ingerenza di Rainone: «Stavamo andando all'inaugurazione dell'hub vaccinale all'ex Rossi Sud, era il 16 aprile e fui accompagnato dall'auto aziendale, eravamo seduti dietro e feci notare che l'autista che era stato assegnato alla manager Cavalli aveva avuto qualche problematica in passato e che era stato assegnato tramite il dottor Rainone». La Cavalli infatti nel corso della precedente udienza aveva dichiarato di essersi ritrovata un autista segnalato da Rainone.

Nel corso delle indagini D'Amato era stato ascoltato una prima volta in Procura il 3 giugno e poi il 14 luglio (dopo gli arresti), era andato dalla Guardia di Finanza e aveva consegnato dei messaggi ricevuti da Moscardelli. Ha ricordato sia questa circostanza, quando ha messo a disposizione i messaggi inviati dall'ex Pd, e infine ha ricordato anche un incontro istituzionale insieme ai consiglieri regionali Enrico Forte e Salvatore La Penna.

«Mi presero da parte e mi rappresentarono una presa di distanza dalle dichiarazioni di qualche giorno prima di Moscardelli, relative alla procedura di revoca del concorso». Sulle modalità con cui avvengono le nomine, D'Amato ha detto: «Il Direttore generale è nominato dalla Regione, il direttore amministrativo e il direttore sanitario sono nominati dal Direttore generale». E sulla conoscenza con Claudio Moscardelli, ha spiegato di aver avuto interlocuzioni con Moscardelli per problemi relativi alla sanità e ha rimarcato sempre lo stesso concetto: la politica locale valorizza i professionisti locali, aggiungendo che in occasione di un incontro istituzionale dove era presente anche Moscardelli, era il 6 maggio del 2021, il parlamentare pontino aveva parlato bene di Rainone, ritenendolo una persona valida sotto il profilo professionale e che conosceva il territorio.

Alla fine del controesame, D'Amato alle domande del Presidente del collegio Aldo Morgigni, ha detto che non ha mai discusso della nomina di direttore amministrativo con Moscardelli e non ha mai ricevuto alcun tipo di richiesta. I giudici hanno acquisito gli screenshot dei messaggi inviati tramite WhattsApp, tra cui uno, quello del 13 aprile del 2021, quando Moscardelli scrive che le cose stavano andando in senso opposto. Subito dopo infatti a Latina la manager Cavalli nominò un'altra persona e tra i messaggi che lo stesso D'Amato ha consegnato in Procura c'è una frase di Moscardelli: «Dispiace che a Latina sia andata in questo modo», rimasta senza risposta. Alla fine D'Amato ha ribadito il concetto come se fosse l'equazione finale del processo: i bravi professionisti locali sono valorizzati dai politici locali. In aula si torna il 16 giugno.