Una volta c'era il lotto, poi sono arrivate le scommesse sportive, le slot machine, il bingo e le vlt. La passione per il gioco è sconfinata come le opportunità, tuttavia, quando si percepisce il reddito di cittadinanza le due cose rischiano di divenire inconciliabili. Si perde il diritto a percepire il reddito di cittadinanza e si finisce anche davanti al tribunale. Nei controlli effettuati dalla Guardia di finanza sui percettori del reddito di cittadinanza, gli accertamenti si concentrano anche sui conti-gioco aperti. In pratica, la Finanza spulcia gli estratti delle giocate e della movimentazione sulla base dei dati dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Dopodiché viene contestata la mancata dichiarazione delle somme vinte.

In alcuni casi si è trattato di vincite per migliaia se non milioni di euro (in più anni). Da qui le denunce e anche i primi rinvii a giudizio davanti al tribunale. Un fenomeno sempre più comune, vista la passione per giochi e scommesse dei ciociari. Recentemente la Cassazione ha stabilito che il conto-gioco rientra nel patrimonio del percettore del reddito di cittadinanza anche se non espressamente citato. Pertanto, il conto-gioco va dichiarato nell'Isee. Il punto è che gli incassi delle giocate potrebbero portare il patrimonio oltre la soglia massima prevista per il reddito di cittadinanza. Nello specifico ribadisce la Cassazione viene richiesto di dichiarare la giacenza media e il saldo al 31 dicembre del conto-gioco al 2020 per la dichiarazione Isee del 2022.

Il problema sorge soprattutto, come rilevato dalla Cassazione, quando le movimentazioni sono di importo così rilevante da risultare superiori al reddito mobiliare.
I giudici hanno superato poi anche un'altra obiezione, l'impossibilità di ottenere il dato sulla giacenza media del conto-gioco, trattandosi di un servizio non offerto dalle società di giochi e scommesse. Le denunce in tutta Italia sono state tantissime, da Venezia a Lecce, passando ovviamente anche per Frosinone. Finora la Guardia di finanza ha denunciato diversi soggetti, residenti nell'area Nord della provincia, tra Alatri, Paliano e Trevi nel Lazio, come pure nel capoluogo, a Pico e nell'area Sud. A uno di questi, qualche mese fa, sono state contestate vincite di 800.000 euro. In un altro caso si è parlato di vincite milionarie.

Sotto accusa sono finiti in modo particolare i prelievi da questi conti per importi superiori ai 150.000 euro. Stessa cosa lo scorso anno: nel mirino delle Fiamme gialle accaniti giocatori sulle piattaforme on-line nonostante il reddito di cittadinanza. L'avvocato Paolo Pulciani che assiste alcuni percettori di reddito di cittadinanza che sono stati denunciati e rinviati a giudizio osserva: «Ogni vincita è seguita da un reinvestimento. In teoria sul conto-gioco si possono caricare 10 euro e giocarle per mille volte, ma questo non significa che uno ha speso 10.000 euro perché si tratta sempre degli stessi 10 euro. In fase dibattimentale andrebbe fatta chiarezza su questo aspetto, prendendo in considerazione le somme effettivamente messe sul conto o quelle ritirate al netto di quelle versate e non quelle virtuali, tra le quali ci sono anche i bonus».

In qualche caso, però, è arrivata una pronuncia assolutoria. È successo a Lecce a una donna, processata con il rito abbreviato. Ha ammesso di non aver dichiarato i ricavi delle giocate, ma al tempo stesso ha dimostrato che quei ricavi erano inferiori alle perdite. Ed è stata assolta.