Il web agita sempre più la politica fabraterna. Così, dopo il criticatissimo post pro Russia costato il posto in giunta a Stefano Gizzi, è il sindaco Roberto Caligiore a rinfocolare il vespaio di polemiche e anatemi con una "storia" pubblicata sui suoi profili social. Commentando gli affondi contro il suo ex assessore, il sindaco ha accostato la sinistra al brigatismo rosso degli anni Settanta. Il che non è andato giù all'opposizione. Tanto più che come sottofondo musicale Caligiore ha scelto un brano del gruppo "270 bis" fondato da Marcello De Angelis, vicino agli ambienti neofascisti. Sdegnata la reazione del gruppo consiliare "Il coraggio di cambiare".

La consigliera Emanuela Piroli parte dal caso Gizzi: «Dopo anni di esternazioni pubbliche al limite della decenza, si chiude una brutta pagina per la città ed i ceccanesi tutti. Esprimo soddisfazione per l'azione unitaria realizzata dalle forze politiche e consiliari di opposizione, di concerto con i nostri concittadini.
Ringrazio tutti coloro che ad ogni livello politico ed istituzionale, hanno apportato un contributo. Purtroppo, però, devo constatare che il sindaco Caligiore, che ricordo essere anche carabiniere, non è da meno di Gizzi. Come dimostrato da una sua storia su Instagram, dove, con una violenza verbale che ci lascia basiti, la sinistra viene associata al brigatismo, utilizzando come sottofondo musicale il brano di un gruppo fondato da Massimo De Angelis, neofascista eversivo di "Terza Posizione".

Questo evidenzia sicuramente un certo nervosismo del primo cittadino, ma anche la sua incapacità nello svolgere il ruolo che gli compete, quello di essere il garante di tutti. Ci spieghi cosa intendesse esprimere con quella frase, anzi incalza la Piroli si dimetta e liberi la città da una gestione amministrativa inadeguata e imbarazzante. Così da poter iniziare a progettare interventi e a sviluppare idee per costruire un futuro migliore, questioni che non sembrano nell'agenda del sindaco». Il circolo "5 aprile" del Prc rincara la dose con una dura nota: "Uno peggio dell'altro! Pensavamo che il problema fosse Gizzi ma, a quanto pare, questo malsano modo di usare i social appartiene anche al sindaco Caligiore, come si può facilmente evincere dal post vergognoso e davvero infantile pubblicato sulle sue pagine Facebook e Instagram.

Caligiore, sfoggiando un profondo senso dell'istituzione e una lampante capacità di argomentare le sue tesi, ha deciso di rispondere alla questione relativa all'ormai ex assessore Gizzi associando la sinistra, rea di aver osato condannare il post pro Putin, alle brigate rosse.
Per onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere al sindaco un merito. Sì, perché a meno di quattro giorni dalla rimozione di Gizzi, con questa esternazione davvero infelice e di basso livello, ci ha fatto rimpiangere l'ex assessore alla cultura rimosso a seguito delle richieste della Lega e non per iniziativa spontanea della sua maggioranza. Forse neanche Gizzi sarebbe arrivato a tanto".