«I pantaloni e la maglia tirati giù e messi male, lei spettinata e con graffi sulle braccia». È la descrizione che ha fatto, in tribunale, la madre di un'estetista, vittima di violenza sessuale, di lesioni e di rapina. A processo è finita una coppia di frusinati.
Davanti al collegio, presieduto dal giudice Francesco Mancini, il pubblico ministero Vittorio Misiti ha interrogato la madre della denunciante. La donna è stata chiamata a riferire sul secondo episodio occorso alla figlia, costituita parte civile nel processo con l'avvocato Daniele Mieli. Sotto accusa ci sono un uomo di 51 anni e la convivente di 39 anni, sempre presenti in aula.

A lui è contestata, nel settembre del 2019, una violenza sessuale consumata, consistita in un palpeggiamento, e un tentativo di violenza sessuale per il tentativo di un bacio nella stessa circostanza. Entrambi devono difendersi dalle accuse di rapina e lesioni, per un fatto verificatosi nel parcheggio del Casaleno. Sei giorni dopo la violenza sessuale denunciata, la cliente avrebbe condotto in auto l'estetista al Casaleno dove, ad attenderla, c'era l'uomo. Questi avrebbe aggredito verbalmente la giovane accusandola di averlo sedotto e chiedendole il telefono cellulare. Al diniego, lui le avrebbe strappato di mano il telefonino, facendo rovinare a terra la ragazza con una grossa spinta. La donna ha riportato un trama cranico.

La madre della vittima ha ricordato di aver sentito suonare al campanello, credendo fosse la figlia.
Invece era la coppia. «Lei mi ha detto "devo dare una lezione di vita a sua figlia" ha spiegato la testimone e mi ha dato il telefono di mia figlia». La donna ha proseguito dicendo di aver invitato i due ad andare via, ma «sono stati 15-20 minuti. Sono rimasti sull'uscio». «Dopo un po' ha seguitato la testimonianza è tornata mia figlia, l'ho vista malissimo, piangeva disperata. Mia figlia ha urlato "porci, che mi avete fatto". Dopo un po'd'insistenza sono andati via e mia figlia è svenuta».

Un episodio che, secondo la donna, ha profondamente toccato la figlia, che ha vissuto «uno stato di malessere, non usciva di casa e non mangiava». La donna ha riferito delle cure psicologiche alle quali la figlia è stata costretta a sottoporsi. La difesa, rappresentata dagli avvocati Rosario Grieco e Giulia Giacinti, ha chiesto alla teste se un paio di giorni dopo l'accaduto, la figlia aveva trascorso una giornata in gita a Civita di Bagnoregio. «A me non risulta», ha riferito la donna, ricordando poi il percorso di recupero affrontato dalla figlia.

«Era sempre gioiosa e allegra ha aggiunto Momenti brutti come questi non li ha mai passati. Momenti che hanno lasciato un segno tra di noi». La difesa ha chiesto perché la figlia non le avesse confidato la violenza. «Aveva timore della mia reazione. Era giorni che stava male, stava nella sua stanza, dormiva con la luce accesa. Dopo questi fatti ho capito», ha concluso.
Sentita poi una cliente dell'estetista che ha parlato delle confidenze ricevute: «Mi ha detto che era stata aggredita al Casaleno e che le avevano preso il telefonino. So che era stata aggredita anche dentro lo studio». Ha aggiunto di aver incontrato l'imputata in un bar e che le aveva detto, in modi aggressivi, che non doveva più andare dall'estetista.