Era agli arresti domiciliari per spaccio di droga, ma anche in queste condizioni proseguiva i suoi traffici. Così si è preso un'altra denuncia ed è finito in carcere, a Rebibbia, in attesa che si celebri il processo. Marco Sperduti, 39 anni, era stato arrestato la prima volta il 3 dicembre scorso nel corso dell'operazione "Seven" condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Frosinone e coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo.

Con lui erano finite nei guai altre 21 persone, tre portate direttamente in carcere, undici poste ai domiciliari tra cui Sperduti, mentre al resto erano state comminate altre misure cautelari. L'accusa per tutti era di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e crack. Lo scorso febbraio i carabinieri della Compagnia di Sora, impegnati in un'operazione antidroga, avevano perquisito l'abitazione dell'uomo trovando 6 grammi di crack e 1,5 di cocaina, già confezionate in dosi. È scattata così la segnalazione alla Procura della Repubblica di Cassino, competente per territorio, e all'ufficio del gip di Frosinone che aveva disposto i domiciliari. Da qui l'aggravamento della misura cautelare che ha condotto il trentanovenne in carcere. Ieri mattina i carabinieri si sono presentati a casa sua per notificargli la nuova disposizione.

Sospettando che l'uomo non avesse smesso di spacciare droga, hanno proceduto a un'ulteriore perquisizione domiciliare. Dentro il camino, sotto la grata che raccoglie la cenere, i militari dell'Arma hanno rinvenuto altre cinque dosi di cocaina suddivise in dosi, pronte per essere vendute. L'uomo è stato nuovamente denunciato alla Procura della Repubblica di Cassino che dovrà valutarne il comportamento. Intanto il trentanovenne arcese è stato condotto nel carcere romano di Rebibbia.