Intercettazioni telefoniche e telematiche, limiti e potenzialità. Se ne è parlato nell'aula di Corte d'assise del Tribunale di piazza Labriola durante un incontro di studi promosso dalla Camera penale di Cassino, presieduta dall'avvocato Pasquale Improta, incentrato sulla disciplina delle intercettazioni telefoniche e telematiche. Tabulati telefonici "ultramoderni" in grado di fornire informazioni prima impensabili. Ma soprattutto l'utilizzo dei "trojan": così la chat delle piattaforme digitali rappresentano la nuova frontiera che impegna e non poco le procure. "Virus informatici" utilizzati per fare screenshot di conversazioni private o registrare ciò che si sta dicendo. Ovviamente per poter pensare di ricorrere al loro utilizzo, i reati ipotizzati da perseguire sono molto gravi. A chiarire gli aspetti preminenti e anche i limiti tra diritto di cronaca sempre in relazione alle intercettazioni e tutela della privacy sono stati avvocati ed esperti, come l'avvocato Luana Granozio del Foro di Roma, che ha illustrato le criticità della materia, i complessi profili processuali, con un particolare approfondimento priorio sui "trojan" che vengono "iniettati" negli smartphone intercettando e prelevando una serie infinita di dati personali, tra l'altro, ponendo in essere registrazioni vocali e tracciamenti sugli spostamenti dei soggetti indagati. Il rischio è la violazione della segretezza della corrispondenza.
Ma a fare un bilancio è stato il presidente della Camera penale di Cassino, l'avvocato Pasquale Improta.

Presidente Improta, come definirebbe oggi la situazione in merito alle intercettazioni?
«Lo sviluppo esponenziale delle tecnologie informatiche ha fatto fare uno spiccato salto di qualità alla pervasività e alla capacità intrusiva dei mezzi di intercettazione.
Se da un lato questa crescita tecnologica ha portato a risultati investigativi prima inimmaginabili ha, per contro, proiettato una luce sinistra sulla tutela della riservatezza e della sfera privata dell'individuo: si sta assistendo purtroppo a una continua e inarrestabile erosione delle garanzie a tutela dei dati personali, soprattutto di quelli sensibili. Di questo non possiamo non dirci preoccupati». 

Si possono trovare soluzioni?
«Tocca al legislatore in primis, e poi al giudice, in fase applicativa, trovare un sano equilibrio tra esigenze investigative e tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
La sfida è ardua e forse impari ma l'avvocatura è chiamata a fare la sua parte vigilando sulla corretta e trasparente applicazione delle norme e sul rispetto dei requisiti che autorizzano le operazioni captative».

Un problema che riguarda tutti?
«Le intercettazioni telefoniche e quelle telematiche non rappresentano un mero argomento per accademici o per cavillosi operatori del diritto. Esse incidono profondamente sulle libertà individuali ed è pertanto necessario sensibilizzare l'opinione pubblica sui benefici di tali potenti strumenti ma, nel contempo, anche dei rischi che questi comportano».

Chat "spiate": la nuova frontiera...
«Le intercettazioni telefoniche ormai non dico che siano quasi desuete perché non è così. Ma la nuova frontiera delle intercettazioni è rappresentata proprio dalle chat: c'è la possibilità attraverso i "trojan" benché occorra la sussistenza di ipotesi di delitti gravi legati alla criminalità organizzata di creare dei cloni dei nostri dispositivi che contengono davvero la nostra identità. Lo diceva già Rodotà oltre vent'anni fa: "i dati personali saranno la prossima merce di scambio". Ed è così, è stato profetico. Da un lato le nuove tecnologie ci permettono di aumentare il livello di sicurezza, dall'altro però il rischio è legato alla tendenza del legislatore di trascendere la soglia già fissata. Bisogna sempre fare un giusto bilanciamento.