Truffe agli anziani, i raggiri finiscono in aula. Ieri mattina l'apertura di un procedimento a carico di due donne del Napoletano, S.C. e I.R. di 53 e 63 anni, denunciate per aver raggirato secondo le accuse almeno sei pensionate del Cassinate. Con l'aiuto di un complice ancora non identificato. Un fenomeno, quello delle truffe agli anziani, tanto odioso quanto diffuso. Non è un caso che i carabinieri oltre a fare prevenzione in strada insieme a polizia e finanza hanno spesso tenuto incontri nelle parrocchie o nei centri anziani della città martire e dell'intero territorio. Per poter fornire strumenti adatti alle potenziali vittime tali da evitare di cadere nei tranelli: spesso vengono "scelti" ultrasettantenni, ottantenni e novantenni. Possibilmente soli a casa.

Difficile ma non impossibile per le forze dell'ordine identificare e bloccare gli autori dei tentativi e delle truffe consumate. Ora i casi di cronaca iniziano ad arrivare in tribunale. Si è aperto proprio ieri il processo a carico delle due donne partenopee (assistite dagli avvocati Valerio Fanelli e Francesco Paolo Chioccarelli) chiamate a rispondere di truffa e tentata truffa in concorso. Secondo il costrutto accusatorio, le donne insieme a un complice rimasto senza identità, avrebbero messo in atto dei raggiri ai danni di anziane dai 77 ai 90 anni residenti tra Cassino, Villa Santa Lucia e Castrocielo.

Il complice avrebbe chiamato nelle abitazioni delle vittime spacciandosi per avvocato e le due donne sarebbero andate a battere cassa dicendo di essere delle segretarie. La richiesta sempre la stessa: soldi necessari per la pratica che avrebbe permesso a figli o nipoti arrestati o trattenuti in questura o in caserma di essere liberati. In un caso, mostrando pure una patente falsa, si sarebbero fatte consegnare 3.000 euro. Le donne dovranno difendersi dalle pesanti accuse.
Si torna in aula ad ottobre per ascoltare due testimoni dell'accusa.