Il costo dei carburanti alle stelle, l'impennata dei prezzi delle materie prime. Rischia di abbattersi una tempesta perfetta sulle imprese ciociare. A forte rischio non è solo l'industria, ma anche l'autotrasporto come pure il terziario. E molti saranno costretti a ridurre le attività e lasciare a casa i dipendenti.

La Cisl: grande sofferenza Il segretario generale della Cisl di Frosinone Enrico Capuano afferma: «La situazione generale è di sofferenza, soprattutto per le imprese energeticamente dipendenti, le difficoltà sono tante.C'è chi si è fermato come la Saxa Gres che si
è fermata. Abbiamo fatto recentemente un convegno che ha evidenziato questo dato: molte aziende oggi sono in difficoltà, avevano avuto una ripresa, ma ora la ripresa sta svanendo per i rincari». Quali i settori più penalizzati. «Sicuramente i trasporti - prosegue Capuano - credo stiano preparando qualche forma di protesta per il caro gasolio». Per il 19 marzo è in programma una manifestazione in tutta Italia dell'Unatras. «Le manifestazioni del 19 marzo rappresentano il primo passo di una vertenza che, se
malauguratamente restasse senza risposte, potrebbe sfociare in ulteriori e più incisive iniziative», fanno sapere da Unatras.

La Cna: rincari di 1.000 euro 

Giovanni Cortina responsabile trasporti della Cna Fita afferma: «Le associazioni dell'autotrasporto hanno programmato per il 19 una manifestazione in tutta Italia. Chiaramente per l'impatto che ha avuto il costo del gasolio. La situazione era già critica prima dell'invasione della Russia. Negli ultimi 15 giorni il prezzo del gasolio è volato alle stelle. Dal 28 febbraio al 10 marzo è aumentato alla pompa mediamente di 30 centesimi. Un viaggio medio di 600 chilometri dove vengono impiegati 240 litri è
aumentato di 60/70 euro. Per un'azienda con dieci automezzi ciò impatta per 600/1.000 euro al giorno. Immaginiamo in un mese quanto possa pesare. Parecchie imprese hanno il deposito di gasolio in azienda: prima i loro fornitori chiedevano pagamenti a 30/60 giorni adesso si chiede allo scarico. Così si sta chiedendo uno sforzo importante. Il settore si ferma
perché non ce la fa più. Il gasolio è aumentato di 20 centesimi da gennaio 2021 a gennaio 2022, adesso di 30 in dieci giorni, un impatto devastante.

Si chiede al Governo di intervenire per calmierare questi costi. Ciò va ad erodere tutta la marginalità delle imprese. Impatta soprattutto per chi fa percorrenze maggiori, meno nel trasporto cittadino, essendo veicoli più leggeri, ma anche loro hanno un impatto molto importante. Le aziende sono costrette a fermarsi
se continuano gli aumenti: non saranno più in grado di pagare il gasolio. Nemmeno la committenza riuscirà a contenere i costi. Si stanno sommando tanti meccanismi, anche la speculazione. Sono prodotti che erano già nei depositi e che non hanno avuto un impatto sui costi di produzione».

Tutte le associazioni di categoria dell'autotrasporto, intanto, sono convocate il 15 marzo al ministero dei Trasporti. Ricadute a pioggia L'avvocato Antonio Celani presidente della Fita Cna di Frosinone ricorda che «siamo una delle prime province in Italia nel settore. I rincari colpiscono ancora di più l'economia della Ciociaria e anche l'indotto con riparatori, fornitori
di mezzi e distributori. Andando in crisi il trasportatore c'è tutta la catena. È un tunnel incredibile di difficoltà».

La Cgil: piani da rivedere

 Giovanni Gioia segretario generale della Cgil di Frosinone e Latina osserva: «Il clima generale è molto negativo, abbiamo rincari, a seconda del settore, al 30%, se parliamo dei carburanti, anche di più e lo vedono i cittadini. Siamo molto preoccupati anche rispetto alla durata, quello che ci dicono le associazioni delle imprese è che si può far fronte per un periodo limitato, ma il rischio è soprattutto per chi non si è creato sistemi autonomi di energia. Il grido d'allarme della Federlazio, della Camera di commercio è fortissimo, lunedì col presidente Zingaretti ci incontreremo per affrontare questi temi».

Chi è più in difficoltà? «Per i costi - prosegue Gioia - il manifatturiero, il metalmeccanico, specie chi lavora l'acciaio, ma anche le industrie chimiche sono fortemente a rischio perché sostengono forti
consumi energetici, fermo restando qualche eccellenza sul territorio, attrezzata per essere autonoma da un punto di vista energetico. Ma arriviamo fino al commercio, ai servizi all'artigianato. I prezzi del grano sono improponibili. La situazione investe tutti. I più esposti sono quanti fanno più uso di gas, energia e carburanti». Spiragli? «Dico una banalità: la
fine delle ostilità - prosegue il leader della Cgil - Bisogna rivedere il piano nazionale di approvvigionamento energetico, alla luce del Pnrr, provare ad attuare misure che prevedono approvvigionamenti non legati al 70-80% all'estero. Fare in modo che i costi siano più abbordabili.Bisogna ragionare insieme, mi auguro sia l'occasione giusta per portare a termine dei ragionamenti su economia circolare, sostentamento energetico green, alcuni modelli ce li abbiamo e penso si possano riprodurre anche in provincia di Frosinone, ma serve la volontà, soprattutto a livello politico».

L'Uai: via le accise 

Cosimo Damiano Carlucci della federazione nazionale Giovani imprenditori aderente all'Unione artigiani italiani e delle Pmi chiede: «Una riflessione su interventi mirati per ridurre prezzi dei carburanti considerarti primari nel contesto dell'economia italiana. Rileviamo il grido di dolore delle imprese e delle famiglie non solo
per l'aumento di energia elettrica e gas che incidono sia sulle produzioni sia sul potere d'acquisto dell'economia italiana. Il gravoso balzello delle accise soprattutto sui carburanti per autotrazione ormai divenuti obsoleti che finanziavano eventi a partire dagli anni 60 e dopo 60 anni e oltre pensiamo, abbiano già finanziato le opere, gli interventi militari o i danni con le mila tonnellate di benzina e diesel consumate dal popolo italiano». E si parla della guerra d'Abissinia, della tragedia del Vajont, della missione in Libano, fino ad arrivare alla crisi libica, all'emergenza terremoti e alluvioni, al "Salva Italia".La Uai paventa il «pericolo di chiusure delle imprese e default delle famiglie».

Trasportounito all'attacco 

Lunedì scende in campo Trasportounito che annuncia un'iniziativa, ma non uno sciopero: «La sospensione dei servizi si è resa inevitabile - si legge nella lettera inviata da Trasportounito alla presidenza del Consiglio, al ministro delle Infrastrutture e al presidente della Commissione di garanzia degli scioperi - anche per tutelare le imprese e impedire che le esasperate condizioni di mercato, determinate dal rincaro record dei carburanti, si traducano in vantaggi per altri soggetti del settore trasporti, ovvero in addebiti per obblighi contrattuali che le imprese della filiera logistica non sono più in grado di garantire».