La storia finisce e lui impazzisce. Ma oltre a chiamate e messaggi "anonimi", va oltre. Crea profili Facebook fasulli per infangare la reputazione della sua ex fidanzata per poi cancellare le prove. Non solo. A un certo punto passa alla "diffamazione vecchia maniera": stampa volantini e li affigge per strada. Persino nelle zone più frequentate e invia alcune lettere anonime anche ad amministratori e cittadini. Lei lo denuncia, la Polizia postale apre delicate indagini e si arriva a processo. Che si conclude con una condanna in primo grado per l'Otello 4.0, che di recente ha presentato pure appello. Ora si attende la fissazione della data.

La storia che era finita, dopo la chiusura delle indagini, davanti al giudice Tavolieri ha come protagonisti due ragazzi del Cassinate, lui originario di San Vittore, lei dell'hinterland di Cassino. Una storia come tante: giovani innamorati e pieni di progetti. Quando, però, l'idillio finisce lui diventa aggressivo. E inizia l'incubo.
Prima telefonate e minacce, poi continue richieste di incontro. Una, particolarmente dura, per "chiarire": in quell'occasione, il ragazzo perde le staffe e la colpisce anche con uno schiaffo e un calcio. Le cose non si sistemano, anzi. E arriva l'offensiva.

Il giovane inizia a creare profili falsi (secondo l'accusa) con i quali invia messaggi diffamatori adamici e conoscenti, offendendo e ingiuriando la sua ex. Poi inizia a raccontare di una relazione che la ragazza avrebbe avuto con un uomo sposato, ovviamente inesistente. E tappezza una strada cassonetti e alberi con volantini relativi a questa presunta relazione "scomoda". Poi lo fa ancora. Sui volantini la Polizia postale che intanto aveva avviato un'indagine dopo la denuncia della ragazza assistita dall'avvocato Marco Paliotta ha più difficoltà.

Ma il pc, nonostante i file cancellati, custodisce alcuni elementi che chiudono il cerchio sulle frasi social.
Il ragazzo finisce sotto processo e in primo grado il giudice stabilisce l'assoluzione per l'ipotesi di ingiuria, vista la depenalizzazione. Per la diffamazione, ritiene le aggravanti equivalenti alle attenuanti e lo condanna a 300 euro e al pagamento delle spese processuali, al risarcimento immediato di 1.700 euro più quello da liquidarsi con giudizio civile. L'Otello 4.0, intanto, ha presentato appello.