«Che sei bella! Ti possano uccidere a te e a tua madre morta!». Questa la frase, in dialetto stretto, contestata a una cinquantenne di Colle San Magno che l'ha spedita dritta dritta in tribunale con l'accusa di minaccia nei confronti di una delle due donne sue conoscenti incrociate in strada. Una frase che, secondo l'imputata recentemente assolta con formula piena, non sarebbe però stata mai pronunciata. Ma la battaglia legale, definita davanti al Giudice di pace a cinque anni dai fatti contestati, non è stata affatto semplice.

Nonostante questo, gli avvocati dello studio Caprio sono riusciti a dimostrare l'infondatezza delle accuse, trovando pieno accoglimento da parte del giudice.
La questione risale al novembre del 2017. La signora accusata di minaccia avrebbe secondo la denunciante profferito quella brutta espressione mentre si trovavano in strada. A sostanziare comunque una tale espressione non certo una improvvisa perdita di senno ma, forse, vecchie ruggini.

La cinquantenne denunciata perché accusata di aver "minacciato un male ingiusto" a una delle donne che si trovavano in auto, lungo il suo tragitto, ha affrontato il processo ribadendo la sua estraneità alle accuse.
Gli avvocati Angela Caprio e Valerio Fanelli hanno sottolineato come tale espressione (che sarebbe stata, sempre per l'accusa, pronunciata in dialetto) non sia mai uscita dalla bocca della loro assistita. E che se per assurdo avesse pronunciato pure parole simili, non si potrebbe trattare di minaccia, bensì astrattamente di ingiuria.

Difficile ricostruire contesto e rapporti personali, molto più chiara la battaglia legale. Secondo la legge chiunque minaccia altri di un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro; l'esempio di danno ingiusto è rappresentato dal datore di lavoro che prospetta ai propri dipendenti la minaccia del licenziamento. In questo caso, qualora per astratto fosse stata pronunciata quella frase, si sarebbe trattato di una infelice espressione più vicina all'ingiuria.
Accolta la tesi della difesa, la cinquantenne è stata assolta con formula piena.