Processo Mollicone, rivelazioni choc in aula. Eppure ieri gli addetti ai lavori avevano immaginato un'udienza dai toni meno accesi rispetto alla precedente, quella in cui era stato chiamato a deporre il teste chiave per la procura, l'appuntato Venticinque.

Il vice brigadiere Luigi Giobbe invece fa emergere, raccontando le attività investigative eseguite, un dettaglio non attinente al processo aperto per la morte di Serena, ma relativo proprio all'allora comandante della caserma di Arce, imputato per l'omicidio Mollicone insieme alla moglie, al figlio e ai due ufficiali Quatrale e Suprano. Nella memoria del cellulare dell'ex comandante anche delle foto dal contenuto pedopornografico. E nell'aula cala il gelo.

Le difese provano a fare opposizione, essendo questo un fatto non legato al procedimento in corso. E per il quale il maresciallo risulta indagato (sembrerebbe esserci una recente chiusura d'indagine) davanti al tribunale di Napoli: una vicenda giudiziaria tutt'ora in corso. Ma allora, perché parlarne proprio nel processo di Serena? Perché per il presidente Massimo Capurso, intervenuto a riguardo, sarebbero elementi «relativi comunque alla personalità dell'ex comandante».

«L'ultima modifica del file risale al 16 novembre del 2016. Mi venne dato incarico di leggere cosa fosse stato estrapolato dalla memoria del cellulare (hard disk) dei Mottola, tra cui quello di Franco Mottola. Sul file images risultavano 29.000 immagini, di queste 10 avevano attirato la nostra attenzione - spiega Giobbe - In questa relazione di servizio vi sono file alcuni d'interesse di questo procedimento, altri mandati a un'altra procura (quella di Napoli). Si tratta di immagini dal contenuto pedopornografico» spiega il vice brigadiere Giobbe. Poi aggiunge di aver trovato pure una immagine di Yara Gambirasio e quella di una donna colpita al volto da un uomo. Comunque parla di circa sei o otto foto pedopornografiche. Potrebbero essere relative a un'indagine svolta dall'ufficiale prima del 2016? Impossibile dirlo. Le foto non avrebbero alcuna datazione. Né è stato possibile contestualizzarle in udienza.

Le altre testimonianze
A parlare dopo Cannizzaro e Giobbe (la moglie di Suprano ha scelto invece di non deporre) è stato il vice sindaco di Arce, Sisto Colantonio, nelle vesti di amico di famiglia dei Mottola. Gli viene chiesto conto dai pm Siravo e Fusco della porta rotta (quella "incriminata") e di altri dettagli. Ma, dopo tutti questi anni, non ne ha ricordo; della mano fasciata dell'ex maresciallo: no, questo non l'ha mai visto. Del trasferimento a Teano dell'ufficiale: «Si diceva all'epoca che Mottola fosse stato trasferito per la sua amicizia con me. Per incompatibilità, diceva Anna. Confermo».

Ancora. Le tracce di polish trovate sui pantaloni di Serena dal Ris avrebbero spinto verso il marmista che lavorava anche per la sua ditta: da alcune contraddizione sarebbe emerso un procedimento, poi archiviato. Ma quelle di ieri hanno fatto scattare la richiesta degli atti in procura per valutare se sussistano o meno gli estremi per una falsa testimonianza. In particolare per alcune incongruenze tra quanto detto nel 2001 e nel 2018 rispetto a ieri in merito alla presenza di Anna Maria Mottola davanti al bar la sera del venerdì 1° giugno e sul percorso fatto per raggiungere l'abitazione in caserma: dalla porta interna o esterna. Ascoltata anche la sorella di Colantonio, allora dipendente di una banca, e amica di famiglia dei Mottola. La signora Colantonio ha riconosciuto l'originale di una ricevuta di Quatrale di un prelievo al bancomat della filiale di Arce proprio il 1° giugno. L'orario non c'è, ma - ribattono le difese - viste anche altre operazioni eseguite - questo dovrebbe indicare che il prelievo sia stato fatto di mattina durante il servizio con Tuzi. «E che Quatrale, dunque, era fuori dalla caserma» proseguono D'Arpino e Candido a margine dell'udienza.

Non meno interessante la deposizione di Guido Zanni sulla rottamazione della Lancia K del maresciallo. «Nel 2005 mi lasciò una vecchia Lancia verdone, senza motore. Dei pezzi erano all'interno del veicolo, smontati: la macchina aveva avuto problemi al motore. Fu in giacenza, dopo circa due mesi venne a prenderla con un carroatrezzi. Si riprese la macchina, io non avevo possibilità di demolirla. Non c'è alcun verbale, era una cosa di favore».