La drammatica storia di Emanuele Morganti, morto dopo un'aggressione avvenuta nella notte tra il 24 e il 25 marzo 2017 all'uscita di un locale di Alatri, è diventato un documentario tv disponibile da qualche giorno su Raiplay. Si tratta della diciannovesima puntata di "Ossi di seppia, quello che ricordiamo", una serie televisiva prodotta da 42° Parallelo. Il titolo è "Il branco di Alatri", con riferimento al gruppo che massacrò il giovane di Tecchiena, soltanto venti anni, con calci e pugni.

Nel tentativo di sfuggire ai suoi aggressori, Emanuele Morganti batté la testa ad una macchina in sosta e morì qualche ora dopo per le fratture riportate al cranio. Un dramma inenarrabile per la famiglia e la comunità e, come sottolinea anche la Rai nel presentare la puntata dedicata ad Emanuele, un dolore per tutto il Paese. A raccontare la tragica fine di Emanuele su Rai Play, è la sorella Melissa.

«Venti minuti di feroce aggressione sono alcune sue parole pronunciate durante la puntata in cui un branco di lupi rincorre una lepre che scappa. Che non si sta difendendo, che non sta rispondendo ai colpi ma che sta scappando. Venti minuti in cui potevano fermarsi e non lo hanno fatto». Sono tre gli imputati per la morte del giovane: Michel Fortuna, Paolo Palmisani e Mario Castagnacci, condannati a quattordici anni di reclusione dalla Corte di assise d'appello del tribunale di Roma che, a febbraio 2021, ha applicato uno sconto di pena di due anni, rispetto alla sentenza di primo grado emessa dalla Corte di assise di Frosinone.

Nel corso del processo, il reato è stato derubricato da omicidio volontario a preterintenzionale. La prossima udienza alla Corte di cassazione di Roma si terrà il 25 maggio, per la sentenza che chiuderà il processo. Non si chiuderà, però, la ferita lasciata da tanta gratuita violenza. Come è ancora vivo il ricordo di Emanuele Morganti, al quale verrà intitolato il palazzetto dello sport di Alatri. La cerimonia è prevista il prossimo 26 febbraio.