I clienti, noti e meno noti, professionisti, studenti, giovani e adulti suonavano senza chiamare. Nessun contatto telefonico, nessun rischio. Se i padroni di casa erano disponibili aprivano. E i tanti assuntori salivano per il...caffè. Ad attenderli all'uscita, però, da un anno a questa parte, c'erano i militari della sezione Operativa dell'Arma di Cassino. Appostamenti costanti, pedinamenti e segnalazioni. Per capire movimenti, abitudini e affari. Poi i sequestri ai clienti che assumevano piccole ma costanti dosi di cocaina. E che si rifornivano dai giovani conviventi, sempre con le stesse modalità. Gli assuntori arrivavano in via Parini, suonavano e salivano. Piccoli segnali da decodificare, impercettibili. Ma fondamentali per abbattere i rischi.

Un po' come avveniva tra i coinvolti dell'inchiesta antidroga "I due leoni" dove se il cancello della villa in località Selvotta era chiuso con una catena la cocaina e l'eroina non erano disponibili; se il cancello era aperto, si poteva procedere. Anche in via Parini, secondo i carabinieri della Compagnia di Cassino, il modus operandi era simile: nessuna chiamata preventiva.
Solo una compassata abitudine e piccole basilari regole da seguire. Fino a quando i carabinieri hanno messo le mani sui clienti: dopo un anno di indagine il quadro era completo. E nelle scorse ore è stata data esecuzione all'ordinanza del gip Di Croce nei confronti di N.D.D.S.
e del compagno E.B., di 25 e 24 anni, trasferiti al carcere di Roma Rebibbia e a quello di Isernia.
In attesa di interrogatorio, assistiti dall'avvocato

Emanuele Carbone, che potrebbe tenersi domani. Ma una parte degli accertamenti dell'Arma va ancora avanti. A raccontare ancora una volta il cambio di passo degli affari a Cassino sono proprio gli assuntori. Piccole quantità, spesso inferiori a un grammo, a volte più consistenti. Ma mai grossi carichi. A fare la differenza è stata la costanza dei traffici. Secondo gli inquirenti, a bussare per un banale "caffè" alla porta dell'appartamento di via Parini sarebbero stati davvero tanti, alcuni insospettabili. Molti giovani, tutti maggiorenni. Assuntori pronti a micro-acquisti per evitare problemi. Ma con una certa frequenza.

Questo il punto di partenza dei militari dell'Arma che hanno effettuato molti appostamenti, numerosi pedinamenti e approfondite analisi delle quotidiane abitudini dei clienti. Solo così hanno messo a punto lo schema investigativo che ha permesso di raggiungere la casa dello spaccio, dove secondo le accuse avveniva la vendita al minuto. A rafforzare le ipotesi investigative, le dosi sequestrate dopo il "caffè". Restano ancora da capire almeno due cose: la provenienza e le modalità di ingresso della droga a Cassino. Ma anche dove potrebbe essere custodita. La perquisizione eseguita nell'abitazione dei giovani prima dell'arresto è infatti risultata negativa. Plausibile ipotizzare che esista un garage o un locale come emerso in altre grosse attività antidroga poste in essere nel Cassinate utilizzati come deposito.

Dove prelevare "il necessario", senza correre troppi rischi. L'ultimo grosso sequestro a Piedimonte nel vano scale di una palazzina ad aprile scorso: quasi due chili di droga. Sono proprio le operazioni e i sequestri a tracciare la mappa: carichi scoperti nelle controsoffittature, come quello scoperto nei bagni a Panorama; in ville bunker e garage, come accaduto a Cervaro; tra la legna di una palazzina di immigrati a San Giorgio; in un campetto di calcio a Cassino (San Bartolomeo) e persino in un rudere di Aquino. Per non parlare di cimiteri ed edifici comunali. Le strategie sono ben note. I meccanismi degli aggiustamenti in corso d'opera fanno la differenza e sparigliano le carte.