Un'altra istituzione pronta a lasciare la città. Durante il consiglio comunale di lunedì pomeriggio, la maggioranza di centrodestra ha votato per la chiusura dell'ufficio del giudice di pace in piazza Regina Margherita. Una scelta sofferta, ha detto il primo cittadino, ma legata all'impossibilità di dislocare altro personale. «Questo ufficio spiega Maurizio Cianfrocca benché si occupi di giustizia, è sostenuto dall'amministrazione comunale: il personale (5 persone) e tutte le spese di funzionamento sono a carico del Comune. Il primo ottobre un funzionario è andato in pensione; dopo qualche settimana un altro funzionario, vincitore di concorso in altro ente, si è dimesso, da ottobre stesso un altro dipendente non si presenta più al lavoro per motivi personali. Sono rimaste solo due persone, peraltro part-time che hanno l'onere di mantenere aperto l'ufficio con mille difficoltà».

Impossibile, a detta del sindaco, trasferire altre tre unità, mandando in sofferenza altri servizi comunali.
«Tra l'altro – chiosa Cianfrocca - i Comuni che fanno parte del comprensorio di competenza avrebbero dovuto compartecipare alle spese di gestione di detto ufficio, ma mai lo hanno fatto né hanno l'intenzione di farlo adesso». In aula consiliare il dibattito è stato a tratti acceso. Tra gli contestatori più duri, Enrico Pavia: «Perdere questo ufficio significa certificare la fine del rilievo di Alatri nel panorama giudiziario provinciale.
Inoltre, tale decisione contribuirà alla desertificazione del centro storico». Critica anche l'opposizione extraconsiliare: per Maurizio Maggi «si perde un pezzo di storia», per Massimiliano Rossi è «una sconfitta per la città». A Rossi ha replicato il vicesindaco Addesse: «Se fosse stato per il centrosinistra, il giudice di pace avrebbe chiuso già nel 2019».