Festa finisce nel sangue, nei giorni scorsi l'appello discusso a Roma per il progettista. A morire sul colpo nel 2013 Maurizio Gaglione, ventunenne di Cassino, schiacciato da una lastra di marmo del cancello di una villetta di Sant'Elia Fiumerapido. Il ragazzo fu colpito da un blocco pesantissimo in marmo nella villa in località Tascitara, dove era in corso una festa tra amici.

Suonò, si disse, nessuno rispose e forse pensò di scavalcare. Gli inquirenti affermarono che la pesante lastra in marmo finì per schiacciare il ragazzo. Troppo gravi le ferite che riportò alla testa: inutile ogni soccorso. L'intima festa tra amici si trasformò in pochi istanti in un inferno.

La salma del giovanissimo venne trasportata nell'obitorio di Cassino. I carabinieri, dopo un primo sopralluogo, approfondirono tutti gli elementi in loro possesso per chiarire l'esatta dinamica del tragico incidente. Centrale, in tal senso, il contenuto della perizia disposta dalla procura. Secondo il giudice dell'udienza preliminare che ascoltò con attenzione l'analisi del pm su quanto rilevato dal consulente (chiamato a stabilire se fosse possibile parlare di rispetto dei doveri nella progettazione della struttura) troppi sarebbero risultati gli elementi da chiarire in fase preliminare. Quindi il rinvio a giudizio e l'apertura del procedimento.

A processo per un'ipotesi di omicidio colposo finirono il proprietario della villa dove si verificò la tragedia insieme al progettista e direttore dei lavori che si occupò della costruzione della stessa. Articolate e particolarmente difficili le udienze. Poi nel 2020 le richieste del pm Scappaticcio: 8 mesi per gli imputati. A dir poco complesse discussioni tecniche delle difese e delle parti civili, rappresentate dagli Giancarlo Corsetti e Armando Pacione.

In primo grado il proprietario della villetta fu assolto. Condannato a sei mesi e al pagamento del risarcimento del danno e di una provvisionale elevata per ognuna delle parti civili, il direttore Giuseppe Picano. Nei giorni scorsi la discussione in Corte d'appello: confermata la condanna a sei mesi pena sospesa, per il progettista. Unica riforma, quella effettuata sulle provvisionali, lievemente ridotte rispetto a quanto stabilito in promo grado per le parti civili.