Una storia che sembra non vedere mai la fine.
I tre ex agenti della polizia municipale hanno vinto il ricorso ma non saranno assunti. La sentenza del Consiglio di Stato rappresenta un nuovo passo, l'ennesimo, in una vicenda che da mesi crea il caos.

In occasione del bando di concorso espletato nei mesi scorsi dal Comune di Cassino per l'assunzione di sei unità da destinare alla polizia municipale, gli ex agenti presentarono un ricorso poiché vantavano un'esperienza abbastanza lunga proprio in quel settore.
Esperienza maturata in oltre tre anni di lavoro ininterrotto e continuativo al servizio del Comune della città martire. E in virtù di questa esperienza di servizio, accumulata contratto dopo contratto, i ricorrenti (allora in servizio) chiesero senza però ottenerla l'assunzione a tempo indeterminato.

Da lì in poi si è scatenata una vera e propria battaglia in tribunale, mentre il Comune ha portato avanti e concluso un concorso pubblico per individuare le figure necessarie e poi poterle assumere. Ieri è stata resa nota la sentenza del 9 dicembre scorso: il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso degli ex vigili urbani intimando al Comune di rideterminare i criteri di assunzione delle unità degli agenti della Municipale e condannando l'Ente a 6.000 euro di spese. Ma, nonostante questo, la sentenza non prevedrebbe per i ricorrenti l'assunzione immediata. Si intravede, dunque, luce in fondo al tunnel ma non ancora la parola fine.

Si legge negli atti: «Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciandosi sull'appello lo accoglie e, per l'effetto, in riforma della sentenza gravata, accoglie il ricorso e il ricorso per motivi aggiunti presentati in primo grado e annulla gli atti impugnati, nei limiti dell'interesse dei ricorrenti, secondo quanto specificato in motivazione».
Il Consiglio di Stato, inoltre, «condanna il Comune di Cassino al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio, che liquida, in favore dei ricorrenti, in solido tra loro, nell'importo complessivo di 6.000 euro (di cui 2.500 per il primo grado e 3.500 per il secondo grado), oltre accessori come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa».
Un'ulteriore spesa che si aggiunge alle altre che deve sostenere il Comune.