Traffico rallentato ieri, intorno 11.30, nel tratto interessato dall'incidente in cui ha perso la vita, lo scorso 30 gennaio, il professor Roberto Vitelli, travolto e ucciso da una Smart mentre era in sella alla sua bici. In via Gaeta si sono recati i tre periti nominati dalla Procura, dalla difesa dell'indagato, un ventitreenne di Vallecorsa residente a Roma, e dagli avvocati dei familiari del professore deceduto. Periti i quali hanno rilevato tutti i dati utili per ricostruire l'incidente, tenendo conto anche delle condizioni identiche di visibilità che c'era no al momento del fatto, nonostante il traffico ieri fosse notevolmente superiore trattandosi di un giorno feriale, e non festivo come quello del 30 gennaio. Il giovane procedeva da Ceccano, per raggiungere alcuni familiari a Vallecorsa.

Dopo aver impegnato una curva destrorsa, all'uscita, secondo la versione che ha fornito, si sarebbe avveduto della presenza anche di una seconda auto, una Fiat Panda, che usciva da un ristorante. Per evitare il veicolo, a detta sempre dell'indagato che comunque sembrerebbe avanzasse a sostenuta velocità, avrebbe invaso la corsia opposta, travolgendo il professore per poi ritornare nella sua corsia di percorrenza, andando a sbattere contro un muro di cemento che divide la carreggiata dal terreno circostante. Intanto proseguono le indagini coordinate dal pubblico ministero Vittorio Misiti.

I carabinieri, incaricati dalla Procura della Repubblica, starebbero risentendo alcuni testimoni oculari, sia in ordine alla condotta dell'indagato, sia in ordine alla condotta dell'al tra vettura. Vettura come detto che, secondo l'indagato, per schivare ne sarebbe scaturita l'invasione della carreggiata opposta, quella da Vallecorsa verso Ceccano, impegnata dal professore che stava rientrando da solo nella propria abitazione di Torrice. Resterebbe il dato di una velocità molto sostenuta, anche a voler ritenere verosimile la versione dell'indagato, perché ove fossero stati osservati i limiti imposti dalla scarsa visibilità dovuta alla presenza della curva, non ci sarebbe stata invasione di corsia o comunque non ci sarebbero stati effetti così letali.

Peraltro, il punto di uscita che la Smart evidenzia sulla propria carreggiata di percorrenza, disterebbe almeno una cinquantina di metri e la drammaticità dell'impatto evidenzierebbe proprio, nonostante i 50 metri di distanza, una velocità talmente elevata da non aver consentito al ventitreenne di controllare il proprio mezzo. I carabinieri starebbero ascoltando non solo testimoni già sentiti, ma anche i passeggeri sia della Fiat Panda, sia della Smart.