Detenuto dà in escandescenze e rompe tutto.
Poi tenta di aggredire polizia penitenziaria e medici presenti. A margine del grave episodio che avrà certamente un seguito a livello penale a intervenire era stata la Fns Cisl, denunciando l'accaduto. Ora è stato anche il dottor Massimo Cavaliere, sempre in prima linea. Proprio il dottor Cavaliere, insieme a una infermiera professionale, ha vissuto in prima persona quei momenti terribili. Il dottore parla di un momento difficile in cui sarebbe giusto parlare di una condizione di allarme per il servizio sanitario negli istituti penitenziari, di fallimento dell'abolizione degli istituti psichiatrici giudiziari e dell'insufficienza della tutela dei medici e del personale sanitario all'interno delle carceri.

Il dottor Cavaliere ricostruisce quei momenti drammatici in cui il trentatreenne con disturbi psichici ha perso il controllo: una situazione difficilissima da gestire. Il detenuto avrebbe rotto il wc, utilizzando la ceramica come fendente. Una situazione al limite. «Vorrei che fosse posto in evidenza da parte di tutta la sanità penitenziaria che stiamo vivendo una fase difficile: dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari in poi non c'è stato un progressivo adeguamento. Le carceri si sono trasformate in manicomi dove buona parte dei detenuti, penso a quelli tossicodipendenti, hanno problematiche di doppia diagnosi vista l'alterazione dei loro circuiti cerebrali. Le Rems, come sostitute degli Opg, sono scarse e poco fruttuose. In casi come quello dell'altra notte serve più attenzione e prevenzione. Siamo arrivati a una situazione di rischio».

Le forze di polizia fanno del loro meglio, ma anche in quel caso i numeri sono sempre al ribasso. In questo contesto occorre porre in evidenza cosa stia accadendo all'interno dell'istituto detentivo. Il dottore, che da molti anni presta il suo servizio anche nell'istituto detentivo, si è fatto portavoce del comparto sanitario sottolineando come dei rischi vissuti dalla sanità penitenziaria se ne parli davvero poco. O niente. «Per me è un obbligo morale e non personale alzare l'attenzione sulla sicurezza dei medici all'interno del carcere» afferma il dottore.