Sono 9 gli infortuni mortali sul lavoro nel 2021 in provincia di Frosinone. Il dato è stato diffuso dall'osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering. La Ciociaria, in base all'incidenza sugli occupati, è la trentaduesima provincia d'Italia con 55,9 infortuni mortali ogni milione di occupati.

In questo caso la graduatoria è aperta da Isernia, con un valore di 163,3 e 5 morti totali, quindi Campobasso con un indice di 133,2 e 10 vittime e Benevento con 105,1 e 8. Nella top ten delle dieci peggiori province anche Verbano-Cusio-Ossola, Pescara, Alessandria, Potenza, Isernia, Salerno e Ascoli Piceno. Nel Lazio la peggiore è Rieti, 24esima, con un indice di 68,6 e 4 morti.

Poi Frosinone, quindi Latina, 38esima, con 52,5 e 11 casi mortali, Viterbo, 65esima, a 35,3 e 4 casi e Roma, 75esima, con 31,7 e 57 morti. Le migliori province risultano Siena con un indice di 8,7 e un decesso, Monza e Brianza con 2,6 e un morto e Lodi, zero.

A livello di casi totali, Roma, nel solo 2021, conta 57 infortuni mortali, poi Napoli a 45, Milano a 38, Torino a 35, Salerno a 31. In questa classifica Frosinone è trentottesima con lo stesso dato, 9, di Catania, L'Aquila, Macerata e Modena. Il resto del Lazio vede Latina venticinquesima, Rieti settantaseiesima e Viterbo ottantunesima.

Mauro Rossato, presidente dell'osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, commenta così l'indagine. L'obiettivo di Vega è «fotografare, alla stregua della pandemia, l'emergenza morti bianche».
Spiega Rossato: «Il 2021 si chiude con un tragico bilancio per le morti sul lavoro. Sono 1221 le vittime.
E, purtroppo, siamo consapevoli come in questo drammatico bilancio restino fuori molti altri decessi.
Quelli che appartengono all'economia sommersa e tutti i lavoratori non assicurati Inail. Ma, come teniamo sempre a precisare, i numeri non definiscono l'emergenza. È infatti l'indice di incidenza della mortalità cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa, che a livello nazionale nel 2021 è pari 42,5 infortuni mortali ogni milione di occupati a descrivere correttamente e obiettivamente l'emergenza, regione per regione. Ed è così che la Lombardia che conta il maggior numero di vittime in Italia, ma anche il maggior numero di persone occupate è anche quella più sicura, perché l'incidenza di mortalità, pari a 26,3, è la più bassa».

Ecco la pagella della sicurezza di Vega: «A finire in zona rossa, al termine del 2021, con un'incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (paria 42,5 morti ogni milione di lavoratori) sono: Puglia, Campania, Basilicata, Umbria, Molise, Abruzzo e Valle D'Aosta. In zona arancione: Trentino Alto Adige, Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia, Liguria ed Emilia Romagna. In zona gialla: Lazio, Sicilia, Veneto e Sardegna. In zona Bianca: Lombardia, Toscana e Calabria».

Delle 1.221 le vittime sul lavoro in Italia, 973 (-8% rispetto al 2020) sono quelle rilevate in occasione di lavoro, mentre 248 (+16% rispetto al 2020) sono quelle decedute a causa di un incidente in itinere. A fine 2020 le vittime totali erano 1.270 (49 in più del 2021), ma il confronto tra i due anni deve tener conto del contributo dato dagli infortuni mortali connessi con il Covid-19, stimati in circa il doppio nel 2020 rispetto al 2021.
Il settore delle costruzioni è quello che nel 2021 ha fatto più vittime in occasione di lavoro: sono 127. Seguono: manifatturiere (109), trasporto e magazzinaggio (97), commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli (78).