Decine di metri di nastro adesivo avvolte attorno alla testa di Serena Mollicone. E una precisione quasi maniacale, quella utilizzata nel fasciare il cranio, fissando la busta attorno al collo in modo che non vi fossero contaminazioni.

Una precisione che forse ha giocato un brutto scherzo all'assassino o a chi ha confezionato il corpo, permettendo di conservare alcune tracce fondamentali all'interno del sacchetto sotto ai capelli, rilevate poi dai militari del Ris di Roma dopo tanti anni. Ecco perché gli esami vennero eseguiti solo sul nastro che cingeva la testa e non quello dei polsi, invece contaminato.

Sono stati gli ufficiali Rosario Casamassima e Ferdinando Scatamacchia insieme al luogotenente Vittorio Della Guardia del Ris a raccontare la complessità delle attività eseguite, ben descrivendo le 139 tracce isolate, di cui 23 riferibili al legno, analizzate attraverso gli esperimenti al Labanof, ripetuti cinque volte.

Il Ris avrebbe ritenuto di rilievo 28 microtracce valutate come coerenti per morfologia e composizione, «chimicamente indistinguibili con il materiale che costituisce la porta». Presente, raccontano in aula i militari, anche la resina della parte più superficiale della porta "incriminata", quella della caserma di Arce.
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