Acque e fanghi rossi tra Cassino e Sant'Elia, primo vertice della task force in Prefettura. Ora verrà coinvolto pure il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Ieri mattina al tavolo richiesto dal sottosegretario alla Transizione ecologica, l'onorevole Ilaria Fontana, c'erano tutti gli attori coinvolti: i sindaci di Cassino e Sant'Elia, Enzo Salera e Roberto Angelosanto; i dottori Giancarlo Pizzutelli e Vincenzo Allegretti per la Asl; il dottor Biagio Del Prete, capo di Gabinetto della Prefettura; l'ammiraglio Aurelio Caligiore, del Reparto ambientale marino del Ministero oltre ai funzionari dell'Arpa Lazio. E in videocollegamento il sottosegretario alla Transizione ecologica.

Dopo un'ampia analisi dei dati in possesso dei sindaci e un serio esame del problema, è stato deciso - anche su proposta del sottosegretario - di coinvolgere direttamente il Consiglio nazionale delle ricerche. Per fugare ogni dubbio. Per dire una volta per tutte di che natura siano acque e fanghi rossi. Ma, come sottolineato da tutti i presenti, senza fare inutili allarmismi.

La richiesta di adesione e di intervento del Cnr rappresenta uno step fondamentale. Se, infatti, i dati raccolti segnalano in alcuni punti (e solo in quelli, sottolineano i presenti) alterazioni di valori come la presenza di metalli pesanti, ancora non si riesce a stabilire la natura degli stessi. Ecco perché l'intervento del Cnr sarà dirimente. «In questo modo ci si potrà avvalere di strumentazioni e competenze di alti e qualificati profili professionali - hanno spiegato i sindaci a margine dell'incontro - Intanto è stato concordato di fare una ricognizione puntuale dei siti inquinati, sui quali si tratterà di verificarne la causa».

Una ricognizione dei siti usati negli anni '80 durante l'emergenza rifiuti. Il sindaco di Cassino ha sottolineato che «se non se ne individua l'esatta natura, non si può superficialmente attribuire a inquinamento». A tal proposito, taluni abitanti della zona - hanno spiegato ancora al tavolo tecnico - avrebbero riferito che il fenomeno non è nuovo, poiché si sarebbe presentato, di tanto in tanto, anche in anni lontani. «I funzionari di Arpa Lazio hanno riferito che da una serie di analisi effettuate, pur rilevando presenza di ferro e manganese, non sia possibile affermare che il fenomeno dei fanghi rossi derivi da inquinamento antropico. Potrebbe pure essere legato a cause naturali» hanno aggiunto durante l'incontro. Riguardo allo stato delle acque del fiume, sempre l'Arpa sostiene inoltre che «dalle analisi fatte consecutivamente negli ultimi sei anni, sono buone».

Le analisi
Due i punti di campionamento presenti sia sul Rapido che sul Gari, in entrambi i territori. Prelievi che per ciò che concerne la qualità delle acque non avrebbero mai rivelato range anomali di contaminazione, sostengono al tavolo tecnico. Il sindaco di Sant'Elia ha sottolineato sì l'esigenza di intervenire ma al tempo stesso anche quella di non alimentare allarmismo, per non penalizzare ancor più gli agricoltori del suo Comune. «L'area a rischio è quella della zona di Pantanelle, area di stoccaggio di rifiuti durante l'emergenza degli anni '80. E lì sono vigenti le ordinanze di divieto di pascolo e coltivazione» ha precisato Angelosanto che ha poi lamentato l'accostamento alla "Terra dei Fuochi": «Niente di più arbitrario, ancor più in assenza di inconfutabili riscontri scientifici, che ne attestino la veridicità». Posizione sostenuta anche da Salera.