Festa a base di alcol e droghe finisce male, ventiduenne di Cassino viene ricoverato in gravissime condizioni. L'episodio, registrato nella notte tra sabato e domenica è ancora in fase di ricostruzione da parte dei carabinieri di Cassino. Si sta cercando di capire cosa sia accaduto, cosa il ragazzo abbia assunto di preciso e la provenienza delle droghe. Trasferito d'urgenza al Santa Scolastica è stato intubato e tenuto sotto stretta sorveglianza. Poi, nelle scorse ore, dopo un leggero miglioramento, trasferito a Frosinone.

Almeno tre le persone che si trovavano con lui in un appartamento della città martire. Ma il numero dei presenti potrebbe essere anche superiore. Quel malore improvviso ha riacceso i fari su un problema affatto risolto: la prevenzione. Un tasto dolente in un contesto in cui l'abuso di alcol e droghe tra giovanissimi è costante - solo alcuni mesi fa il malore di una sedicenne che ha sfiorato il coma etilico e la chiusura di alcuni locali - tanto da poter parlare di vera emergenza. Ne abbiamo parlato con l'assessore alla Coesione sociale Luigi Maccaro, responsabile di Exodus.

Un altro grave episodio di abusi da parte di giovanissimi. Cosa sta succedendo?
«Intanto dobbiamo dire che per fortuna abbiamo scampato un'overdose che avrebbe potuto avere conseguenze letali. Il giovane è fuori pericolo di vita e i familiari si sono prontamente adoperati per affrontare adeguatamente la situazione, immediatamente dopo il decorso ospedaliero. L'abuso di sostanze in tutto il Paese è un fenomeno in aumento e va di pari passo con la crescente tolleranza di questi comportamenti da parte degli adulti: si comincia con la normalizzazione dell'uso di alcol tra i minorenni per arrivare poi all'accettazione della cannabis. E purtroppo il meccanismo della dipendenza è sempre lo stesso, non si scappa. Più si va avanti e più si deve aumentare la quantità di sostanza per ottenere gli effetti desiderati».

Perché bisogna arrivare a situazioni come quella registrata sabato per riaccendere i riflettori sul disagio dei ragazzi?
«Io non vedo ragazzi disagiati, vedo ragazzi annoiati immersi in un mondo che non chiede loro più nulla se non di essere consumatori sfrenati. Manca l'educazione al desiderio, alla capacità di attendere il momento giusto, manca la consapevolezza che c'è un tempo per l'impegno e un tempo per il divertimento. Questa società, attraverso i modelli che passano su tv e social, ti spiega che i doveri sono delle pause insopportabili tra un piacere e quello successivo. E i ragazzi in questo modo non hanno nessuna tensione al protagonismo positivo, nessun coinvolgimento nella costruzione della realtà. L'unico obiettivo è godere. E mentre il sacrificio costruisce personalità forti, il piacere lascia sul campo persone fragili, con l'illusione che bevendo o facendosi di coca possono reggere meglio il confronto con gli altri».

Cosa famiglie, scuola, educatori e società non stanno facendo, o non abbastanza? Cosa non abbiamo capito?
«Non è che non abbiamo capito: è che ci fa comodo avere dei pupazzetti affettuosi che ci rallegrano la vita fino a 8-10 anni. Poi quando il gioco si fa duro, verso gli 11-12 anni, preferiamo far finta di non vedere, di non capire, non ci va di stare nel conflitto, ce ne usciamo con le punizioni o con i regali anziché romperci la testa nel confronto con gli adolescenti. Anche perché spesso abbiamo da fare cose più importanti o semplicemente siamo stanchi a fine giornata. Non abbiamo capito che il lavoro educativo, in famiglia come a scuola, non serve per "cambiare in meglio" i ragazzi ma serve affinché i ragazzi scoprano la loro vocazione, affinché imparino ad esprimere se stessi entro certi argini, che comunque ci vogliono. E dobbiamo accettare che questo lavoro educativo fa cambiare anche noi, riflettere sulla fatica del nostro cambiamento. Scendiamo dai nostri piedistalli e camminiamo insieme ai ragazzi».

Cosa possiamo fare?
«Riprendiamo ad incontrarci e a confrontarci. Anche fra istituzioni. Quando diciamo che i costi della pandemia sono altissimi anche e soprattutto per i giovani parliamo di due anni in cui a tratti si è fermata la scuola, lo sport, il catechismo, l'associazionismo: tutto il mondo dell'educazione non formale ha interrotto il suo contributo alla crescita di tutti i ragazzi. E per ragazzi fra i 10 e i 16 anni, questi due anni di virus sono un danno pesantissimo. Però servono anche risorse: guardate i bilanci dei Comuni e della Regione. Alla voce "Disagio giovanile" non c'è mai stato niente. Dunque passiamoci una mano sulla coscienza prima di inventare ricette dell'ultima ora».