Acque rosse, domani primo vertice in Prefettura della task force recentemente istituita su richiesta del sottosegretario Ilaria Fontana. Una riunione a cui prenderanno parte, oltre alla Asl, all'Arpa Lazio e ai militari del Ram (Reparto ambiente marino) della capitenaria di porto presso il ministero della Transizione ecologica, anche i due primi di cittadini dei Comuni interessati da fanghi e acque rosse: il sindaco di Cassino, Enzo Salera, e quello di Sant'Elia Fiumerapido, Roberto Angelosanto.

Da anni i residenti hanno lanciato appelli e richieste di aiuto agli ambientalisti sempre attivi sul territorio, con il massimo impegno del presidente dell'Ansmi (Associazione nazionale della Sanità militare italiana) - Edoardo Grossi - sostenuto da Gre, Fare Verde e Anpana. Ora, dopo che il sottosegretario Fontana ha risposto con la creazione della task force, si entra nel vivo.

Domani alle 11 il primo incontro tra le anime del gruppo interforze per analizzare la situazione e prendere una visione d'insieme. Il primo cittadino di Sant'Elia è pronto: porterà con sé una corposa documentazione.

«Porterò con me i due faldoni che abbiamo in Comune: dal 2016 abbiamo raccolto molta documentazione» ha precisato Angelosanto, sindaco di Sant'Elia. Salera, invece, non sembrerebbe in possesso della stessa mole di analisi. In effetti, nonostante di recente il fronte pare essere pian piano arrivato anche in zona Sferracavalli, l'area maggiormente interessata dal fenomeno dei fanghi e delle acque rosse è soprattutto Sant'Elia. Ma il lembo di terra che separa i due territori è davvero un cavillo topografico. Tutti gli attori chiamati a sedere a quel tavolo dovranno valutare lo stato dei luoghi e capire come procedere. E in che tempi.

La situazione
I fanghi di color ruggine individuati sulle sponde del fiume Rapido, all'altezza di via del Lago a Caira, ma anche quasi l'incrocio di via Sferracavalli, risalgono alla scorsa settimana. Un dettaglio di non poco conto, che spinge le autorità competenti ad accelerare. Perché ciò potrebbe indicare che "il fronte" si muove. La sostanza analizzata dall'Arpa Lazio, dal laboratorio commissionato dall'Ansmi e in ultimo dal ministero della Transizione ecologica contiene metalli pesanti riconducibili - si ipotizza - a rifiuti di origine industriale. Ecco perché occorre capire quale sia con precisione chirurgica la natura e soprattutto la fonte dell'inquinamento. Dopo Nocione, infatti, le acque rosse restano una grande criticità ambientale da affrontare, un problema che interessa due Comuni contigui. E centinaia di famiglie.

L'appello
A poche ore dall'atteso incontro in Prefettura, l'Ansmi torna a lanciare un appello: individuare in primo luogo la fonte e bonificare. Ma, al tempo stesso, far rispettare i divieti di pascolo e di coltivazione nelle aree a rischio.
«Le analisi hanno fatto emergere un inquinamento da manganese e altri metalli pesanti, con soglie di contaminazione molto elevate, ha scritto il sottosegretario di Stato, Ilaria Fontana. Sono anni che abbiamo cercato di far assumere ai Comuni, di Sant'Elia Fiumerapido e Cassino, provvedimenti urgenti per limitare i danni di questa emergenza sanitaria e ambientale gigantesca come la circoscrizione di tutta l'area interessata (circa 3 milioni di metri quadrati) vietando pascolo, coltivazioni e realizzazioni di opere private.

Proprio sopra le acque rosse, a febbraio scorso, si stava realizzando un parco giochi per bambini, tutt'ora sospeso. Ora attendiamo il lavoro della task force - ha dichiarato Edoardo Grossi, presidente della sezione provinciale Ansmi - affinché si possa finalmente trovare la fonte dell'inquinamento e far iniziare la procedura per l'avvio della caratterizzazione e bonifica totale dell'area. Ma è urgente fermare le attività in atto che sono una minaccia sanitaria per la popolazione del Cassinate. L'Ansmi si pone a completa disposizione con le autorità nazionali».