Non solo la busta paga decurtata dalla cassa integrazione. Non più solo la solidarietà, la mobilità e altri ammortizzatori sociali. Adesso la crisi del settore automotive ed in particolare di Stellantis fa sentire gli effetti più indesiderati: la perdita definitiva dei posti di lavori. Ad andare a casa sono stati i 35 lavoratori della Sde una delle aziende che lavora nel campo della componentistica dell'indotto Stellantis: in particolar modo si occupa o meglio, si occupava di tutto quello che riguardava i sequenziamenti. Il calo degli ordini da parte di Stellantis e le commesse sempre più scarse anche da parte degli altri stabilimenti del gruppo hanno inevitabilmente portato alla chiusura dell'azienda.

Tutti a casa
"Cessata attività", questa la motivazione con la quale sono stati mandati a casa i 35 lavoratori della piccola industria dell'indotto cassinate. Non c'era altra strada dopo che tutti gli ammortizzatori sociali erano stati esauriti nel corso degli anni precedenti. La comunicazione è giunta alle rappresentanze sindacali nei giorni scorsi. «Quando si avvia la procedura di licenziamento i sindacati vanno avvertiti per tempo mentre a noi hanno mandato la comunicazione solo pochi giorni fa», dice la responsabile del settore indotto della Fiom-Cgil Rosa D'Emilio. Mirko Marsella, segretario provinciale della Fim-Cisl, usa toni severi e richiama le istituzioni alle proprie responsabilità: «Adesso vediamo plasticamente quello che noi dicevamo da tempo. Sono anni che chiediamo al Governo e alle istituzioni tutte di mettere in campo interventi concreti a favore dell'automotive per evitare di perdere occupazione. Se si continua a temporeggiare, l'emorragia nelle fabbriche dell'indotto continuerà.
Perché se all'interno di Stellantis si riesce in qualche modo a far uscire i lavoratori con i pre pensionamenti, nell'indotto non ci sono queste forze economiche quindi dopo la cassa integrazione, Naspi la solidarietà e la mobilità non resta altra strada che quella di procedere con i licenziamenti. La situazione è molto grave e ancor più grave è il fatto che nessuno intervenga" picchia duro il leader provinciale dei metalmeccanici della Cisl.

Timide rassicurazioni
Qualche timida rassicurazione giunge da Xavier Chereau, responsabile globale delle risorse umane di Stellantis che rispondendo a una domanda sul futuro degli stabilimenti in Italia in un'intervista a "La Stampa" ha spiegato: «Chiudere una fabbrica vuol dire mettere un lucchetto e mandare tutti a casa. Noi non facciamo questo. Non ci sono brutte notizie all'orizzonte, abbiamo una visione chiara di come progredire ed essere socialmente responsabili ovunque Stellantis operi. Ecco perché abbiamo iniziato a trasformare gli impianti».

Quindi ha puntualizzato: «Un anno fa abbiamo scoperto che il costo per produrre un'auto in Italia era significativamente più alto, a volte doppio, rispetto a quello di altri Paesi europei, e questo nonostante un più basso costo del lavoro. Per questo ha concluso abbiamo firmato alcuni accordi con i sindacati sulle performance». Nessuno perderà il posto di lavoro, lasciano intendere i vertici di Stellantis. Resta il fatto che nell'indotto si celebra il funerale di un'azienda, e non è neanche la prima. Probabilmente neanche l'ultima. Nel corso di diversi mesi, infatti, tantissime piccole realtà metalmeccaniche sparse in tutto il Cassinate hanno chiuso i battenti nel più totale silenzio.
Pochi operai che non hanno avuto più una occupazione. Ma sommati insieme il numero non è certo così basso. Le realtà della filiera soffrono senza troppi riflettori mentre si aspettano le "buone notizie" produttive della casa-madre.