Yuri Rosi aveva appena diciotto anni quando è diventato uno dei superstiti del naufragio della Costa Concordia, la città galleggiante affondata dieci anni fa, il 13 gennaio 2012, dopo aver urtato uno dei tre scogli delle Scole, a poca distanza dall'isola del Giglio.
Alle 21.45 il boato che ha dato inizio alla tragedia.
Oltre quattromila persone a bordo, trentadue le vittime. Yuri era in crociera con la sorella Noemi e i genitori Salvatore ed Emilia, titolari di una rinomata gioielleria di Osteria della Fontana. Dieci anni dopo, il suo pensiero va soprattutto a chi, dice, «non è stato fortunato come noi».

E aggiunge: «Proprio qualche sera fa, mi sono imbattuto in un link che raccontava le loro storie.
Le ho lette, mi sono commosso». La famiglia Rosi, al momento dell'impatto, si trovava al ristorante: «È volato di tutto e le luci cominciavano ad andare in corto, lampeggiavano. Ci hanno detto che si trattava di un guasto elettronico, io ho pensato a un'onda anomala perché mi era capitato durante un'altra crociera. Poi la luce si è spenta, proprio mentre cercavamo tutti di uscire dal ristorante, un ambiente immenso. È scoppiato il caos, si sentivano urla e pianti, la gente ci veniva addosso, mia madre mi stringeva forte la mano per non perdermi. Lei ha riportato ematomi al torace e alle gambe per i colpi ricevuti da chi scappava».

Dal ristorante sono andati in cabina, mentre gli ambienti cominciavano ad allagarsi. «Ho visto cose assurde, cercavano di tamponare l'acqua con asciugamani bianchi come se fosse una piccola perdita, non si rendevano conto che era l'acqua del mare». Momenti drammatici, solo alcuni di quelli che Yuri ha vissuto: «I più brutti? Quando siamo saliti sulla scialuppa di salvataggio. Una carrucola si bloccò, siamo rimasti intrappolati, abbiamo rischiato di annegare. Poi ci hanno portato nella cattedrale del Giglio e da lì ho visto scene che non dimenticherò mai. Sono andato sul molo, dove potevo assistere al recupero dei morti. Vedevo i cadaveri galleggiare in mare, quando li issavano sugli elicotteri sembravano stracci».