Si vive di attesa, è vero, ma anche di prospettiva. Solo che a Cassino Plant e nell'indotto metalmeccanico la speranza non permette di avere buste paga piene, anzi! E probabilmente ci sarà da stringere i denti ancora a lungo. I ritardi della salita produttiva del Grecale, con la presentazione di novembre slittata, non giocano a favore di uno stabilimento che lavora sul turno unico e a singhiozzo.

Ma una quasi certezza c'è: nel piano di marzo i nuovi modelli non potranno mancare ma saranno i tempi a essere dirimenti. Ne parla il referente della Uilm-Frosinone, Francesco Giangrande, che rilegge la storia dell'ultimo anno e poi immagina il futuro prossimo.

Innanzitutto un dato di fatto: «Nessuno stabilimento italiano è stato dichiarato in esubero. Quindi, l'unica certezza che abbiamo è che per ogni fabbrica c'è o ci sarà un piano industriale. E a marzo avremo la presentazione e la discussione proprio sul piano e sui nuovi modelli per Cassino».

Un calo "ponderale" importante per Cassino Plant in questi anni...
«Per effetto di quota 100, di chi ha maturato "naturalmente" le condizioni per la pensione, di chi prima ha usufruito della legge Fornero, oggi abbiamo abbondantemente oltre le mille unità in meno nel sito produttivo. Questo non significa che il nuovo piano industriale non potrà riequilibrare l'aspetto occupazionale ma è chiaro che prima occorrerà avere delle risposte sulle prospettive. Così come è accaduto a Melfi, poi nell'area torinese e poi rispetto ai motori e alla transizione. Abbiamo di fronte a noi sicuramente la necessità di dare tutela al lavoro: a chi dovrà continuare ad avere il proprio posto e una prospettiva anche di maggiore occupazione».

Che cosa ci si aspetta dal piano industriale?
«Sicuramente nuovi modelli, ma il problema saranno i tempi. Ma una cosa su tutte: quando tutti i sindacati hanno accettato di approvare piani industriali territoriali, bisognava mettere in conto che i tempi si sarebbero allungati. Quello che oggi mi fa riflettere è che c'è chi continua a predicare di volere il piano industriale per Cassino come se niente fosse accaduto fino a ieri. Stellantis ha proposto di mettere in salvaguardia il primo stabilimento, quello di Melfi, poi il secondo, poi il terzo e i sindacati hanno accettato. E oggi si rivendica il piano industriale anche per Cassino avendo scordato di aver accettato che il piano non fosse nazionale ma diventasse territoriale. Oggi si continua a fare demagogia sullo stabilimento quando sappiano di certo che a marzo ci sarà la presentazione con relativa discussione del piano. Quando si è fatto l'accordo di Melfi, il giorno dopo ho indetto una assemblea del sindacato e dissi di non essere d'accordo con le modalità di quell'accordo perché serviva un piano nazionale industriale di tutto il gruppo ex Fca. Ma c''è stata la fretta di chiudere per Melfi, poi per Torino poi la fretta di chiudere per la transazione ecologia dei motori e adesso c'è la fretta di Cassino. Ma nel frattempo, coi piani territoriali, è passato del tempo.

Se, invece, avessimo creato le condizioni per un piano industriale nazionale, oggi potevamo avere una risposta anche per Cassino Plant. Ma comunque per lo stabilimento cassinate non ci saranno certo nuovi modelli nel giro di quest'anno, accanto al Grecale, magari sarà comunicata la stessa cosa di Melfi, tra tre anni ci saranno altre produzioni. Ma mi domando, da qui a tre anni quante cose potranno accadere? L'unico auspicio dovrà essere quello di scongiurare un eccessivo ritardo e il sindacato dovrà creare i presupposti affinché i ritardi possano essere accettabili».

Insomma ancora tempi lunghi...
«Sicuramente ciò che accadrà nella comunicazione e nella discussione del primo marzo non prevederà nuovi modelli a partire dall'anno prossimo ma comunque ci saranno sicuramente e, nel tempo, dovranno garantire l'occupazione presente e creare le condizioni, fermo restando il mercato, per una occupazione aggiuntiva».