Rovesciato il pesante new jersey di cemento che chiudeva a tutti i veicoli l'accesso alla strada provinciale 183, in località Cancello. La strada è chiusa da decenni a causa dei danni causati dal rio Cancello che, proprio nel tratto "riaperto", ha scavato voragini sotto la terra che regge la modesta carreggiata.

Lo spostamento del blocco di cemento deve essere stato ottenuto con mezzi adeguati visto che il peso di un elemento simile si aggira sulle due tonnellate. E probabilmente la ragione di questo gesto è da ricercare nei tempi biblici con i quali gli enti chiamati a ripristinare la sicurezza di quel tratto di strada (venti metri per tre di larghezza): lentezza che ha esasperato anche il più paziente tra coloro che da decenni attendono la riparazione. Chi dovrebbe intervenire, non lo fa, e le ragioni di questa particolare non curanza sono note solo agli dei.

La provinciale 183 si snoda per poco più di tre chilometri costeggiando il rio Cancello, il quale, in occasione di persistenti piogge, si gonfia e diventa irruento tanto che, per un tratto di quasi venti metri, nel corso degli ultimi venticinque anni l'acqua ha scavato sotto la sede stradale facendola rimanere sospesa.

Risultato: la Provincia intervenne transennando la strada sul lato del rio, poi, vedendo che l'intervento di ripristino dell'alveo andava per le lunghe, ha deciso di chiuderla del tutto alla circolazione. Da quel giorno chi si serviva di quella breve ma indispensabile strada è stato testimone del rimpallo di responsabilità tra gli attori coinvolti: il Consorzio di bonifica Valle del Liri, la Provincia di Frosinone e il Comune di Atina che, constatata l'apatia che aleggiava sulle sponde del rio, fece appello agli organi di stampa e portò le telecamere del Tg3 Regione in contrada Cancello. Seguì la Provincia di Frosinone: "Stiamo aspettando che il Consorzio Valle del Liri si decida a ripristinare la sicurezza di quel corso d'acqua", fecero sapere da Frosinone.

«La strada ebbe un cedimento a causa del fosso, poi fu riparata costruendo un muro in cemento lungo una ventina di metri - ricorda un anziano che abita nei pressi - Adesso il muro è in piedi, ma il fosso ha continuato a fare il suo lavoro di scavo sotto la strada». Più di un ricordo è un'accusa.