I contagi corrono, così come ricoveri e decessi. I numeri sono l'unica certezza. Perché ancora molto poco si sa sui danni che il coronavirus può generare sulla psiche. Paure, fobie, terapie e tempi di recupero post contagio sono diventati un'emergenza nell'emergenza.
Di questo abbiamo parlato con il dott. Luca Coladarci, psicologo e psicoterapeuta.

Dottore, cosa sta succedendo in Italia e nel resto del mondo?
«È dal marzo del 2020 che l'Italia e il mondo intero stanno attraversando una delle fasi più difficili e impegnative della storia dell'umanità. Tutti quanti noi eravamo abituati a leggere sui libri di storia le varie pandemie di colera, di peste, della spagnola, pensando fossero come un qualcosa di ormai consegnato alla storia e molto distante da noi. Purtroppo invece tutto questo, se pur con aspetti clinici diversi, lo stiamo vivendo direttamente, in prima persona, con tutta una serie di conseguenze».

Sotto l'aspetto psicologico come viene analizzato il fenomeno?
«Uno degli aspetti psicologici più importanti dell'emergenza Covid è costituito dal fatto che riguarda tutte le fasce d'età, dai bambini in età pre-scolare fino alle persone più anziane. Nelle sue varianti, infatti, il Covid ha colpito e sta colpendo anche i più piccoli. Bisogna quindi considerare come agli occhi di un bambino e agli occhi dei suoi genitori, anche se asintomatici, agiscano la forte ansia e la forte preoccupazione, con risvolti psicologici importanti. Anche i bambini in età scolare con l'emergenza Covid vengono privati dei fondamentali aspetti psico-sociali e relazionali tipici della loro età, talvolta sostituiti, doverosamente, dalla più "fredda" e "distaccata" Didattica a Distanza. Per quanto riguarda gli adolescenti, invece, è evidente come la loro naturale propensione alla "ribellione", tipica di questa fase esistenziale, male si adatti alla rigidità e alla chiusura delle doverose restrizioni contenute nei vari decreti».

E negli adulti?
«Per loro è piuttosto umano e naturale che le varie dimensioni dell'esistenza tipica di questa fase, vale a dire la realizzazione di se stessi a livello individuale, familiare, affettivo oppure lavorativo, trovino nell'emergenza Covid un grosso ostacolo. Per quanto riguarda le persone più anziane, le tante vittime che ci sono state nel corso di questi ultimi mesi, impone loro un vissuto psichico ancora più denso di significato nei confronti della morte. Appare evidente quindi che i forti vissuti psicologici che l'emergenza Covid comporta, possono inevitabilmente creare un malessere psichico e tra i più presenti ed intensi, compreso quello legato all'ansia».

Come riconosciamo l'ansia?
«L'ansia è una sensazione di intensa agitazione, timore e preoccupazione, che si avverte di fronte ad un pericolo, esterno o interno, reale o percepito come tale, e la cui attivazione è sempre accompagnata anche da una serie di sintomi fisici come le palpitazioni, l'agitazione motoria, la sudorazione, la nausea, le tensioni muscolari, il mal di testa, i dolori al petto oppure le vertigini. Non a caso, infatti, l'etimologia del termine ansia trova la sua origine dal tardo latino anxia, che a sua volta deriva da angere, che significa proprio soffocare, stringere, e quindi in senso figurato affannare, angosciare. Bisogna sottolineare, comunque, come all'interno di certi limiti l'ansia sia un'emozione naturale ed universale, la cui presenza, tra l'altro, può essere considerata come un normale meccanismo protettivo che facilita sia la possibilità di eseguire un compito e sia la possibilità di adattarsi all'ambiente circostante. È questa la cosiddetta "ansia normale", cioè quel sano e salutare timore che si prova quando, ad esempio, c'è da affrontare un nuovo lavoro, un esame, un incontro sentimentale, il parlare in pubblico oppure l'affrontare prove impegnative; timore, quindi, utile e necessario poiché agevola l'attivazione delle nostre risposte psico-fisiche per affrontare al meglio gli stimoli e i vari compiti della vita, agevolando in tal modo la nostra esistenza». 

Quindi tutto sommato un sintomo positivo?
«Attenzione però perché nel momento in cui tale attivazione diviene di elevata intensità e protratta per lungo tempo, l'ansia perde quella sua connotazione propositiva per avvicinarsi a una situazione di disagio, che può incidere fortemente sulla vita quotidiana e sul benessere delle persone».

Quali sono i principali disturbi provocati dall'ansia?
«Sono il disturbo d'ansia generalizzata, la fobia sociale, le fobie specifiche, gli attacchi di panico, il disturbo post-traumatico da stress e infine il disturbo ossessivo-compulsivo. Il disturbo d'ansia generalizzata può essere definito come una costante e persistente paura che non è concentrata su una situazione specifica o un particolare oggetto, ma che riguarda invece numerose attività, contesti e circostanze, per le quali la persona tende a immaginare conseguenze o scenari negativi. La fobia sociale, o ansia sociale, invece, è caratterizzata da un persistente e intenso timore di affrontare particolari situazioni sociali e relazionali in cui ci si sente esposti alla presenza e al giudizio altrui, per la paura di agire in modo imbarazzato e di ricevere giudizi negativi. Le fobie specifiche a loro volta sono caratterizzate da intense paure causate da situazioni o da oggetti specifici, come possono essere, ad esempio, la paura degli spazi chiusi o aperti, la paura di alcuni animali, il timore di volare oppure il timore dell'altezza.

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da uno stato di ansia acuto e improvviso che raggiunge l'apice nel giro di pochi minuti e che può durare anche alcune ore, ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente. Il disturbo post-traumatico da stress, invece, è un intenso vissuto d'ansia che si attiva a seguito di un forte stress o forte trauma, come ad esempio può essere una grave malattia, gli eventi dolorosi oppure un incidente che ha visto coinvolti se stessi, i familiari oppure gli amici. Il disturbo ossessivo-compulsivo, infine, è caratterizzato dalla presenza intrusiva e ricorrente di pensieri, immagini o impulsi (ossessioni) che creano agitazione o paura e che portano la persona a mettere in atto ripetitive azioni materiali o mentali (compulsioni). Da un punto di vista psicologico, inoltre, le cause che determinano l'ansia possono essere varie e diversificate. Fermo restando la specificità di ogni vissuto psicologico, comunque, a livello generale si può ipotizzare che alla base dei vissuti ansiogeni vi possa essere, ad esempio, un certo disequilibrio tra il mondo psichico interno di una persona e la realtà esterna, spesso percepita come minacciosa. Da questo punto di vista, quindi, l'ansia può essere considerata come un segnale propositivo e trasformativo che invita a un migliore ascolto e a una migliore conoscenza di sé».

A livello terapeutico come può essere gestito tutto questo?
«Attraverso un percorso psicologico è possibile arrivare a una maggiore consapevolezza dei vissuti emotivi che causano l'ansia, piuttosto presente in questo periodo di emergenza Covid, cercando in tal modo di comprenderli, elaborarli e superarli. Sempre per mezzo di un percorso psicologico è gradualmente possibile scorgere dentro se stessi varie specificità, capacità e risorse caratteriali, per giungere ad una migliore conoscenza di se stessi e a una personalità più ampia».