Assolto perché il fatto non sussiste. Ha deciso così il giudice monocratico del tribunale di Frosinone Giovanni Quadrino nel processo a carico del leader nazionale di Più Italia Fabrizio Pignalberi.

Si tratta del procedimento nel quale era stato chiamato a testimoniare (dalla difesa) Vincenzo Apicella, vescovo di Velletri, in tribunale a Frosinone lo scorso 11 novembre. L'ultima udienza, celebratasi il 23 dicembre, è stata quella decisiva.

Fabrizio Pignalberi doveva difendersi dalle accuse di truffa in conseguenza di un incidente stradale e della successiva riparazione della vettura del prelato.
Il denunciante, un carrozziere di Artena, lamentava il mancato pagamento dei lavori effettuati su una Fiat Grande Punto. Il sinistro risaliva al 15 aprile del 2014.
Alla precedente udienza, la difesa di Pignalberi aveva prodotto un documento con il quale era stata formalizzata la cessione del credito per la riparazione del danno sulla vettura.

Su quel documento il vescovo aveva riconosciuto la propria firma, salvo poi affermare di esser disinteressato delle pratiche burocratiche, limitandosi a portare l'auto in riparazione e poi ad andarla a prendere nel momento in cui era pronta. Anche la liquidatrice dell'assicurazione aveva confermato che la «carrozzeria rinunciava alla cessione del credito per cui è stato pagato Pignalberi».

La teste aveva dichiarato che il bonifico era stato effettuato nel luglio del 2014 (mentre poco dopo si era interrotto il rapporto con Pignalberi che non aveva seguito altre pratiche di sinistri) e di non aver ricevuto richieste di recupero della somma, 3.900 euro, per liquidare il carrozziere. Da qui l'assoluzione.