Il sogno per Ceccano è sfumato. Sarà Albano Laziale a ospitare la sesta edizione del Lazio Pride. Quindi, nel 2022 la manifestazione regionale si svolgerà sui Castelli Romani, negando il bis alla Ciociaria dopo l'evento del 2019 a Frosinone. La candidatura di Albano ha convinto il Comitato organizzatore del Lazio Pride che ha assegnato, rispetto alla classifica provvisoria, sette punti al Comune dei Castelli e un punto a Viterbo, portando in vetta alla classifica proprio Albano Laziale (9 punti), seguita da Viterbo (7) e Ceccano (4).

Una scelta dettata da diversi fattori: dalla candidatura presentata da una realtà Lgbt, importante nel riconoscere l'identità organizzativa dei Pride, alla storicità del lavoro svolto sul territorio dall'Arci gay "Castelli Romani", nonché la vicinanza dell'Amministrazione comunale ai temi Lgbt. Proprio Albano Laziale ha creato un Centro antiviolenza che toccherà tutti i capoluoghi della regione, oltre ovviamente allo stesso Comune. È stato anche tenuto in considerazione che nel 2022 cadrà il quindicesimo anniversario della scomparsa di Massimo Consoli, padre del movimento Lgbt, che per tanti anni ha vissuto nella zona dei Castelli, a Marino.

Il Comitato organizzatore non poteva ignorare tale ricorrenza, come la coincidenza della data di nascita di Maria Silvia Spolato (26 giugno), storica attivista scomparsa nel 2018, che venne licenziata da una scuola di Frascati perché lesbica. Il 26 giugno, data vicina a quella del Pride Day, potrà essere un giorno di rivendicazione e di ricordo della docente, all'interno del calendario della manifestazione. La mancata scelta di Ceccano quale sede del Pride regionale non farà certamente piacere all'associazione cittadina Indiegesta, che aveva riproposto il Comune ciociaro per l'edizione 2022 insieme all'organizzazione "Stonewall Frosinone Arcigay" e all'Agedo Basso Lazio, associazione di volontariato di genitori, parenti e amici di persone Lgbt+.

Non sappiamo sei tre sodalizi vorranno riproporre ancora Ceccano per il Lazio Pride. Per il momento l'obiettivo di «dare un movimento concreto al forte segnale di inclusione che la nostra terra merita», secondo le parole di Indiegesta, è soltanto rimandato.