Un brand turistico del basso Lazio. Un progetto capace di accomodarsi con dignità alle migliori fiere internazionali collegando l'intero basso Lazio, quell'alta Terra di Lavoro che, dopo Napoli e Caserta, rappresentava la parte più ridente del regno Borbonico.

Mancano 24 ore e sarà costituita l'associazione per il rilancio turistico di un'ampia zona che parte da Montecassino per arrivare a Minturno e Gaeta, attraversando tutto l'area dei monti Aurunci. La Dmo, alla quale si è tanto lavorato, sta per diventare realtà.

Quali sono le novità?
A rispondere è il direttore del Parco dei Monti Aurunci, Giorgio De Marchis: «Domani costituiremo l'associazione, siamo arrivati ormai».

E l'obiettivo?
«Parliamo non solo del rilancio turistico del basso Lazio ma, anche e soprattutto della creazione di un brand del basso Lazio che possa determinare una svolta radicale della funzione turistica di questa zona. Andremo nelle fiere internazionali con un nostro "marchio" ben studiato e caratteristico e costruiremo anche quello che fa una Dmo, cioè un portale web in grado di mettere in rete questa zona con l'elenco degli eventi. L'obiettivo principale, soprattutto dalle zone di ampia ricezione turistica come Cassino, Minturno e Gaeta, è creare un turismo destagionalizzato, spostarlo cioè fuori stagione mentre per le altre zone ancora non particolarmente sviluppate, contribuire a creare una filiera turistica.

Insomma, si parte con un antipasto mare-monti
«Sì, un antipasto mare-monti, un esperimento che ha ricevuto un grande successo ben oltre le nostre aspettative».

Perché dice questo?
«Perché quando siamo partiti c'era la provincia di Latina con un progetto proprio, idem per la provincia di Frosinone, con progetti storici soprattutto legati alla parte alta della provincia mentre questa nostra zona non era mai stata valorizzata, cioè pensata in termini turistici. Invece abbiamo capito che legare il mare, passando per l'area dei monti Aurunci con la presenza di ben due parchi, alla zona di Montecassino con tutte quante le caratteristiche in ordine storico, culturale e naturalistico, rappresenta una sfida vincente».

La "vecchia" alta terra di Lavoro viene riunita a livello turistico, insomma
«Sì, e non ci siamo fermati ai soliti progetti locali ma abbiamo scelto, attraverso una sorta di para evidenza pubblica, un manager importante, un professore universitario di Bologna, Stefano Soglia, il destination manager, ci ha dato una mano nella costruzione del progetto che sia fortemente innovativo, rivalutando anche le produzioni locali».

E dopo aver costituito la Dmo?
«A gennaio partiremo con le attività: abbiamo 18 mesi per realizzarle, tra queste ci sarà anche partecipazione a mostre e fiere internazionali, pensiamo di andare anche Berlino»

La scelta del brand?
«Lo dobbiamo scegliere insieme a istituzioni e comunità locali».