Tramonta con anticipo il 2021 di Cassino Plant. Le previsioni lo facevano ampiamente immaginare e il "brindisi" poco frizzante e allegro c'è stato venerdì scorso, ultimo giorno di lavoro di questo altro anno "divorato" dai fermi produttivi.

Doppio il livello di crisi: il mercato dell'auto, in affanno già prima del Covid, e la mancanza di semiconduttori.
Un flagello per la debole ripresa che gli stabilimenti dei gruppi automobilistici si sarebbero comunque augurati.
Così a Cassino Plant da oggi e fino al 23 i lavoratori saranno in solidarietà. Dal 24 al 31 dicembre le tute rosse potranno invece usufruire di ferie e Par.

E se un operaio Fca ha lavorato a singhiozzi, un lavoratore dell'indotto ha avuto ancora più "giorni di riposo". Uno o due giorni a settimana, al massimo, in alcune aziende, senza mai dimenticare quelle che hanno chiuso i battenti nel più totale silenzio.
Realtà piccole ma che sostanziavano, per la loro molteplicità nel territorio, l'economia locale.

Servizi e logistica sono stati i primi ambiti a finire sotto la mannaia del Ceo Tavares che, sin dall'insediamento a inizio anno, aveva inaugurato la fusione con la prospettiva della riduzione dei costi in Italia.
Fabbriche troppo "pesanti" rispetto ad altri Paesi europei e d'oltre oceano. E gli effetti si sono visti.

Ma, al contempo, il managment di Stellantis ha lavorato a "disegnare" il futuro. Nuovi modelli a sostanziare un piano industriale che sarà svelato il primo marzo del 2022 e la convenzione per creare internamente software per l'automotive. Intanto a Cassino Plant si lavorerà sempre a rilento e anche la salita produttiva del Gregale non darà certo gli effetti sperati.

Per ora resta un Natale amaro per le tute rosse e amarissimo per i lavoratori dell'indotto, tra i 9.000 e i 10.000 in tutta la Regione e oltre.