Arrivederci al 2022: ieri mattina la dirigenza aziendale dello stabilimento Fca Cassino Plant ha annunciato il senza lavoro alle ore 11.30 per mancanza componenti al montaggio. Sulle linee si tornerà il prossimo anno. Così come anticipato nei giorni scorsi è stato infatti confermato lo stop nei giorni 20, 21, 22 e 23 dicembre: per tali giornate i lavoratori saranno in solidarietà.
Dal 24 al 31 dicembre le tute rosse potranno invece usufruire di ferie e Par.

Panettone amaro, dunque, per gli operai dello stabilimento Fca Cassino Plant e a cascata per quel che riguarda l'indotto Stellantis. Buste paga decurtate e ben 96 giorni di stop nel corso del 2021. Nel 2020 i giorni di stop furono 102, ma circa due mesi ci fu lo stop imposto dal lockdown. Quest'anno, quindi, se è possibile, la situazione è stata ben peggiore rispetto a quella del 2020.

Ferdinando Uliano della Fim-Cisl guarda con ottimismo all'anno venturo, e spiega: «La decisione che tutti i motori Euro7 in produzione dal 2024 per i veicoli commerciali del Gruppo Stellantis verranno costruiti a Pratola Serra è un'importante comunicazione che dà prospettive positive in termini di volumi, e di possibilità volte a ridurre a zero gli ammortizzatori che da anni colpiscono duramente i lavoratori Irpini.

Questa decisione determinerà che tutti i veicoli commerciali prodotti dal gruppo Stellantis: da Sevel, a quelle del futuro stabilimento polacco, saranno motorizzati con le produzioni di Pratola Serra. Siamo consapevoli che in base alle decisioni assunte dalle istituzioni, sia a livello europeo che Italiano, le motorizzazioni diesel cesseranno nel 2040, ma indubbiamente il raddoppio delle attuali produzioni aiuteranno il processo di transizione verso elettrico che comunque riguarderà il settore. Riteniamo necessario convocare in tempi brevi il tavolo Stellantis al Mise per approfondire aspetti su Pratola Serra, oltre alle richieste di confronto sul piano industriale che abbiamo già posto negli incontri precedenti che riguardano le altre fabbriche di motori e cambi, la gigafactory di Termoli, Cassino e Pomigliano d'Arco e gli altri enti del gruppo».

Nel 2022 i riflettori saranno quindi puntati tutti su Cassino. A guardare il bicchiere mezzo vuoto è la Fiom-Cgil che giovedì ha scioperato insieme alla Uilm e che con il segretario provinciale Donato Gatti evidenzia: «I metalmeccanici sono una categoria particolarmente esposta alla mancanza di risposte nella legge di Bilancio. Il settore industriale davanti ad una epocale transizione di sistema ambientale, energetico e digitale in cui si sono aperti dei disastri: da giugno abbiamo multinazionali che delocalizzano e in più con due settori fondamentali come la siderurgia e l'automotive nei quali non sappiamo se e come il governo utilizzerà i soldi del Pnnr. Infine abbiamo moltissimi lavoratori usurati e precoci che chiedono giustamente di poter andare in pensione. Insomma, finora la transizione si è tradotta solamente nel lasciare i lavoratori in cassa integrazione o in Naspi».