L'ultimo teste non si trova perché spesso in ospedale in quanto affetto da una grave patologia. E così la Corte d'assise di Frosinone, chiamata a giudicare Daniele Cestra, il detenuto di Sabaudia, di 43 anni, accusato di aver ucciso in carcere due compagni di cella, Pietro Paolo Bassi (per la cui famiglia l'avvocato Rolando Iorio si è costituito parte civile) e Giuseppe Mari, ne acquisisce le dichiarazioni rese al pubblico ministero.

Alla richiesta del pubblico ministero Vittorio Misiti, peraltro, si è opposta la difesa di Cestra, rappresentata dagli avvocati Sinuhe Luccone e Angelo Palmieri. La Corte, presieduta dal giudice Francesco Mancini, rilevato che il teste è affetto da «patologia per la quale risulta costantemente ricoverato presso strutture pubbliche o private tanto che i carabinieri non riescono ad eseguire la traduzione». E che la patologia «risulta insorta in maniera acuta solo in epoca successiva allo stato di detenzione» tenuto conto «della gravità del quadro clinico» ha disposte l'acquisizione della testimonianza.

Tuttavia, ha riservato «alla camera di consiglio e alla discussione la valutazione della testimonianza».
A quel punto la difesa ha reiterato la richiesta di sopralluogo in carcere. Al che la corte, l'ha negata.
Tuttavia, ha accolto l'altra richiesta della difesa, ritenendola utile, ovvero «anche al fine di valutare la sua testimonianza» l'acquisizione del certificato del casellario giudiziario. Ritenuti «non necessari, ai fini del decidere, i dati relativi al numero delle impiccagioni in carcere». Cestra ha scelto di non rendere l'esame e il pm ha prodotto il verbale dell'interrogatorio. La discussione si farà ad aprile e a maggio.