«Vaccinarsi è fondamentale, specialmente in questa fase». A parlare è il dottor Fabrizio Apponi, dal 16 ottobre scorso direttore della struttura complessa Anestesia e Rianimazione del Polo ospedaliero Frosinone-Alatri. Sessant'anni, nato a Frosinone ma specializzatosi professionalmente a Roma, Fabrizio Apponi ha la consapevolezza che mai come in questo momento è necessario stare in trincea per contrastare la quarta ondata della pandemia. La Regione ha disposto la riattivazione di 2 posti letto per pazienti Covid nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Frosinone. Naturalmente si possono aumentare, come la Asl ha fatto nei momenti più difficili.

Dice Apponi: «Abbiamo riattivato 2 postazioni in terapia intensiva, ma siamo preparati anche ad uno scenario diverso qualora ci fosse un peggioramento della situazione». Secondo uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità nell'ultimo mese i pazienti no vax ricoverati in terapia intensiva sono stati 24 con meno di 40 anni d'età, 165 tra i 40 e i 60 anni, 318 tra 60 e 80 anni.
In totale 507. Nello stesso periodo in Rianimazione non è entrato alcun paziente vaccinato sotto i 40 anni, 25 nella fascia di età tra i 40 e i 60 anni, 191 tra 60 e 80 anni. In totale 216. Insomma, è questo il profilo di chi oggi è ricoverato per Covid in terapia intensiva? Argomenta il dottor Apponi: «Esattamente. L'80% (ma anche oltre) dei malati gravi in terapia intensiva è riferibile a persone che non sono vaccinate. Oppure parliamo di vaccinati che hanno concluso il ciclo di profilassi più di cinque mesi fa e che hanno altre patologie importanti. Va ribadito sempre che il vaccino non protegge dall'infezione, ma dallo sviluppo grave della malattia».

Sottolinea il responsabile del reparto di Anestesia e Rianimazione: «Faccio un appello a vaccinarsi a tutta la popolazione. Mai come adesso è fondamentale. Decisivo. Perché è evidente che dopo le feste di Natale il sistema sanitario sarà sottoposto ad un forte stress.
Non voglio mai più trovarmi nella situazione di impotenza della prima fase della pandemia. Il mio lavoro è curare e salvare vite. Abbiamo un'arma importante come il vaccino: usiamola». Tra i no vax ci sono anche medici. Cosa si sente di dire loro il dottor Apponi? Afferma: «Dico quello che dice il nostro ordine professionale: non è possibile esercitare questa professione se non si rispettano le regole. Vaccinarsi è obbligatorio per un medico, la terza dose è obbligatoria».

Perché un malato Covid finisce in terapia intensiva? Dichiara Fabrizio Apponi: «Un paziente Covid finisce in terapia intensiva perché ad un certo punto il virus non dà più nemmeno la possibilità di ossigenare i muscoli attraverso i quali avviene la respirazione. Non è più soltanto una questione polmonare generalizzata. Senza considerare il fatto che il virus può generare danni diffusi anche ad altri organi, proprio per l'impossibilità di ossigenazione. C'è la cosiddetta disfunzione multiorgano. Gli effetti del Covid-19 sono molto seri purtroppo».

Aggiunge Fabrizio Apponi: «C'è poi un altro aspetto che dobbiamo considerare. Ormai da quasi due anni la pandemia costringe il sistema sanitario ad occuparsi nella quasi totalità di malati Covid. Naturalmente anche in terapia intensiva. Sono a capo della struttura complessa Anestesia e Rianimazione del Polo ospedaliero Frosinone-Alatri dal16 ottobre. Stiamo fronteggiando la quarta ondata. Ho cercato immediatamente di dare coraggio e infondere fiducia, ma devo dire che ho trovato nel reparto tutti professionisti bravi e seri. Medici, infermieri, ausiliari. Tutti. Un appello ai no vax? Per favore, vaccinatevi. Intanto per il vostro bene. In secondo luogo più cresce la percentuale di popolazione coperta dalla profilassi, più si restringono gli spazi di circolazione del virus. E questo aiuta l'intera collettività. Personalmente penso questo: è preferibile fare 2 o 3 punture piuttosto che poi prendere una quantità enorme di farmaci. Il vaccino difende (e molto) dalle forme gravi di questa terribile malattia. Il personale sanitario è in trincea da due anni. Siamo provati, ma restiamo al nostro posto».