Il Telefono Rosa provinciale è in pianta stabile a Ceccano da 6 anni. La convenzione, di recente rinnovata dall'Amministrazione Caligiore è stata soltanto l'ultimo capitolo di un lavoro costante da parte delle volontarie dell'associazione.

Tante le storie che si dispiegano tra le testimonianze delle donne in cerca di soccorso. E proprio una violenza che nasce subdola mente ci viene raccontata da una giovane che ha chiesto aiuto al Telefono Rosa provinciale.

«Ho conosciuto il mio ex compagno attraverso Internet - ci spiega la ragazza - Dopo tre mesi cominciai a frequentare la sua abitazione perchè lui volle farmi conoscere i genitori, dicendomi che erano separati in casa. I suoi genitori si separarono definitivamente e dopo qualche tempo lui mi convinse ad andare ad vivere a casa sua. Io accettai dicendogli che sarebbe stato per poco tempo perchè avrei preferito abitare per conto nostro. Non avendo più la presenza in casa del padre per la separazione, il mio ex cominciò ad avere un atteggiamento da padrone, impedendomi di fare tante cose».

Un rapporto nel quale le violenze sono iniziate, interrotte e poi nuovamente riprese. Violenze subdole e meschine. «Scoprii - ci spiega la giovane - di essere rima sta incinta e sembrava che i nostri rapporti, nonostante i conflitti, andassero un po' meglio.
Ma un giorno, durante l'ennesima discussione, alla presenza di sua madre e dello zio, il mio ex mi mise le mani addosso e iniziò a picchiarmi».

E neppure davanti alla salute di un bambino appena nato l'ossessione dell'uomo si spegneva. «Il bambino stava male e servivano controlli specialistici, ma lui non volle e lo portò da un neurologo che gli aveva consigliato il padre. Non volle che io fossi presente, io ovviamente non ero d'accordo, e lui andò da solo.
I giorni passavano, io vedevo il mio bambino sofferente e non me la sentivo più di stare ferma. Ma come fare se mi era impedito di uscire di casa, soprattutto con la mia creatura? Mi confidai dapprima con una ami a, le raccontai tutto quello che stava accadendo in casa e che non ce la facevo più a vedere mio figlio in quella situazione, senza cure. Lei mi disse che dovevo reagire, allora parlai con mia sorella e con i miei genitori, che subito mi dissero di tornare nella nostra casa. Mio padre mi disse di chiamare il 1522, il numero nazionale contro la violenza sulle donne».

La conclusione di questa ennesima triste storia passa per le pa role di Patrizia Palombo, presidente provinciale del Telefono Rosa: «Il caso che abbiamo presentato è uno dei tanti che seguiamo ogni giorno.
La violenza sulle donne è un problema reale che si ripete, anno dopo anno e che conferma come i femminicidi siano una tragedia strutturale che può essere veramente sconfitta se la combattiamo giorno dopo giorno, non solo nel periodo del 25 novembre.
Ma serve un salto di qualità nella risposta di protezione verso le donne e i figli che subiscono e assistono alla violenza».