Sono ventuno gli indagati a piede libero dalla procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa degli ecobonus, concessi dal Governo in occasione della pandemia da Covvid-19, che ha portato in carcere Mario e Davide Ciaccia, 51 e 54 anni, imprenditori edili proprietari delle squadre Atletico Fiuggi Terme e Teramo Calcio (di quest'ultima sono state sequestrate il 60% delle quote).

Sono notai, operatori finanziari, architetti, ingegneri e prestanome facenti parte dell'associazione a delinquere ipotizzata dagli inquirenti, che sarebbe nata per appropriarsi indebitamente dei ristori governativi (cento milioni la stima fatta dalla procura capitolina).

Tra gli indagati figura anche Guido D'Amico, 61 anni, presidente nazionale di Confimprese, residente a Cassino. La procura, nel dispositivo firmato dal sostituto procuratore Francesco Paolo Marinaro, lo indica come un "organizzatore" per avere inserito, nel sistema, la "Onlus Etica & Salute" di cui è presidente. Una onlus la cui disponibilità è ritenuta, scrive il pubblico ministero, «essenziale per la realizzazione delle truffe aggravate, rispondendo ai requisiti dell'art. 21 del decreto legislativo 34/2020».

Ed ancora, il presidente di Confimprese viene indicato come un prestanome dei fratelli Ciaccia avendo assunto «per loro conto e con lo scopo di schermarne gli interessi ed i poteri associativi, la carica di amministratore unico della "Alpha srl", cessionaria dell'Hotel delle Terme di Fiuggi». Uno degli alberghi, questo, finito sotto la lente degli inquirenti. Le società coinvolte, nell'ipotesi investigativa, risultavano come committenti dei lavori da eseguire per ottenere i superbonus, per poi «documentare in modo falso e mendace le spese asseritamente sostenute per opere di accantieramento e per avanzamento lavori con emissione di fatture per operazioni inesistenti, che poi depositavano presso istituti di credito, munite di false asseverazioni e visti di conformità rilasciati da professionisti compiacenti».

Si trattava in particolare di onlus compiacenti «reperite grazie a Guido D'Amico». Risulta indagata anche la madre degli imprenditori romani, Maria Domenica Fabbi, 76 anni. Secondo la procura capitolina, «partecipa all'associazione a delinquere con compiti di organizzatrice» come socio e amministratore unico di alcune società coinvolte».

Mario e Davide Ciaccia sono rinchiusi in carcere da giovedì sera dopo il fermo operato in mattinata. Il primo si trova a Roma, il secondo ad Ascoli Piceno. La misura di custodia cautelare è stata applicata per la sussistenza di un concreto pericolo di fuga. La procura di Roma, infatti, ritiene che i due imprenditori avrebbero potuto a breve lasciare l'Italia per stabilirsi negli Stati Uniti dove hanno "utili appoggi", si legge nel dispositivo del fermo, come confermerebbero alcune intercettazioni telefoniche.