La porta come arma del delitto Mollicone, gli organi "scomparsi", le piste seguite, Tuzi lasciato solo.
Il tenente colonnello Fabio Imbratta, allora a capo della Compagnia di Pontecorvo, è un fiume in piena.

Oltre sette ore (tra esame e controesame) per ricostruire ogni passaggio, per spiegare perché e come si è arrivati a ritenere che la porta della caserma di Arce fosse l'arma del delitto. Un viaggio nelle oltre 400 pagine di informativa, attraverso quel «percorso logico» che ha portato gli inquirenti ad abbandonare piste e ipotesi iniziali, per andare a guardare "in casa propria".
Laddove nessuno aveva mai pensato di fare. Il nuovo impulso investigativo...CONTINUA...

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