Quando arriva l'inverno la signora Tina sa già quello che deve fare oltre al cambio di stagione. Stracci, secchi e bacinelle sono al solito posto, e i teli trasparenti anche. E per vedere invece come posizionare i mobili, affinché si rovinino il meno possibile, basta aspettare qualche intensa giornata di pioggia. Perché a casa della signora Tina ci piove.

Piove nel salone. Piove nelle camere da letto, piove nello sgabuzzino. E di 8 stanze che compongono il suo appartamento, sito al quarto piano del Casermone, ne può utilizzare solo 3. Meno della metà. Nelle altre è vietato l'ingresso: controsoffitti crollati, muffa, infiltrazioni.

E non va meglio neanche a Franca, che abita accanto.
Anche lei alle prese con secchi stracci, bacinelle e teli.
È stata costretta a ricoprire il mobile del salone con un telo per ripararlo dall'acqua che cade dal soffitto.
A poco sono valse le chiamate all'Ater, nonostante l'intervento dei vigili del fuoco.

Così come sono ritornate al mittente le diffide degli avvocati Giuseppe Cosimato e Mateo Zemblaku. Niente, nessuna risposta. La situazione va avanti così da almeno tre inverni. E che pochi si siano interessati in tutto questo tempo è evidente.

«Siamo stanche – raccontano le signore – di vivere in queste condizioni. Un disagio che non è solo il nostro ma di tutti gli inquilini che abitano ai piani più alti dello stabile. Viviamo nel costante terrore che l'acqua possa invadere l'impianto elettrico. Molte stanze sono inagibili, l'odore di muffa è forte e ne sta risentendo soprattutto la nostra salute. I sopralluoghi fugaci non servono più, occorrono degli interventi seri e mirati. Qui ci crolla tutto addosso». E dice sul serio.